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[vintage] Tra Beckett e Tarantino?

No manProseguo con le recensioni vintage, come da post precedente sull'argomento.

Visto a Prato, Teatro Metastasio, novembre 2003

Il connubio tutto pratese tra Massimo Luconi e Sandro Veronesi si realizza nella rivisitazione e riscrittura della sceneggiatura del film No man’s land di Danis Tanovic [photo: fucine.com].
Il lavoro di Veronesi sul testo è stato una spogliazione di alcuni particolari con l’aggiunta di altri, nella ricerca di una teatralizzazione alla quale già la scrittura cinematografica si prestava. Il lavoro di Luconi è stato la messa in scena di questo testo, con la pretesa di porre l’accento sull’assurdità della guerra (e di questa in particolare) e sulla comicità grottesca della situazione.
La storia vede tre soldati, due bosniaci e un serbo, intrappolati nella terra di nessuno (la zona fra i due fronti) e costretti ad affrontare una serie di situazioni da delirio, misto a ilarità e crudeltà. Uno di loro ha una bomba balzante sotto il culo e per questo non può muoversi; gli altri due giocano a domandarsi chi ha iniziato la guerra minacciandosi con la pistola. Nel mezzo di questa situazione paradossale ci sono personaggi di varie nazionalità: un sergente francese, uno sminatore tedesco, un colonnello inglese e una cinica giornalista d’assalto americana in cerca di scoop.
Lo spettacolo, così come il film, è un atto d’accusa verso l’assurdità di una guerra fratricida nei balcani, l’impotenza delle Nazioni Unite e l’ingombrante e imbarazzante presenza mediatica nel conflitto. Veronesi ama dire che questo lavoro è una critica generale all’Occidente e a tutte le guerre che si combattono nel mondo.

Ma la tensione di questo spettacolo “sospeso tra Beckett e Tarantino” non arriva, il meccanismo di inquietudine del film si inceppa, la storia non è definita, i particolari non hanno effetto, la scenografia, i costumi e gli effetti speciali stentano a riproporre la situazione del film. Non si capisce neanche se quella fila di luci che appare in alto sulla destra, nella prima parte dello spettacolo, sia quella di un aereo o della deflagrazione della bomba che sarebbe stata sganciata dall’aereo stesso. Nemmeno i caschi blu dell’O.N.U. sembrano veri caschi blu.

Gli attori non solo non danno prova della loro presunta bravura, ma sono anche mal orchestrati dalla regia, che sbaglia l’associazione con i personaggi: ne viene fuori un sergente che sembra un pugile e la tigre serba che sembra un comico caratterista. Si salva dal grigiore generale il solo Giuseppe Battiston che, con l’interpretazione del bosniaco prigioniero della mina, offre una prestazione più che dignitosa di immobilità corporale e loquacità, ricordando quel Mr Pink, interpretato da Tim Roth, immobile in un lago di sangue nel film Le iene, opera prima di Quentin Tarantino.
L’unica perla del testo firmato Veronesi è l’accento che viene posto su una presunta storia d’amore dei due nemici con la stessa ragazza: emblematico episodio per sottolineare, ancora una volta, l’assurdità di una guerra combattuta tra vicini di casa.

Il film di Tanovic è un capolavoro (giustamente premiato con l’Oscar), dello spettacolo di Luconi e Veronesi potevamo tranquillamente fare a meno.

No man's land
di Sandro Veronesi
traduzione e adattamento dell’omonimo film di Danis Tanovic
regia Massimo Luconi
scene Mariangela Capuano
costumi Paola Marchesin
musiche originali Mirio Cosottini
luci Roberto Innocenti
con Marco Baliani, Giuseppe Battiston, Andrea Collavino, Roberto Rustioni, Fernando Maraghini, Igor Horvat, Lucka Pockaj, Branko Zavrsan
produzione Teatro Metastasio Stabile della Toscana

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