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Mackie Messer #9 ovvero appunti sull’opera non proprio da tre soldi di De Fusco

Povera rubrica abbandonata! Per rianimarla sono andato a vedere L’opera da tre soldi di Bertolt Brecht con la regia di Luca De Fusco, attualmente direttore del Napoli Teatro Festival e del Teatro Stabile di Napoli. Ovviamente lo spettacolo è prodotto dalle due fondazioni: “prendi i soldi e dirigi”, non fa una grinza. Questo doppio incarico aveva sollevato una valanga di polemiche ai tempi. Io – sorvolando il caso specifico – potrei anche essere d’accordo: si risparmia uno stipendio.
Ma in realtà non volevo parlare di questo, anche se il “direttorissimo” ne avrebbe combinata un’altra: si sarebbe auto-nominato anche direttore del fantomatico Forum delle Culture partenopeo e proporrebbe gli “scambietti” invitando gli spettacoli e chiedendo in cambio di “valutare” il suo (L’opera da tre soldi, appunto). Un genio, non c’è che dire.

Interessante è notare come tutto un certo teatro si sia indignato, ma dai: tanto gli scambietti li fate anche voi, o no? Anche i poveracci fanno degli scambietti da morti di fame. Dato che girano molti meno soldi non se ne accorge nessuno. Tutti fanno gli scambietti, sennò che Italia sarebbe? L’unico modo per girare è convincere il tuo Comune a organizzare una minirassegna di merda per fare gli scambietti. Comunque probabilmente nessuno di questi indignados ha visto lo spettacolo, la nuova scena critica non è andata. Lo zoccolo duro è contro De Fusco. Io sono andato a vederlo. E ho pure pagato!

Quindi, riassumendo: NTFI e Mercadante + collaborazione con il Teatro San Carlo. E gli altri a Napoli che fanno? Si girano i pollici. Ma la più geniale è questa: “progetto cofinanziato dall’Unione Europea”. Ma perchè? Qualcuno me lo spiega? Cosa c’è di europeo in un Brecht recitato e cantato in italiano (e tradotto male se posso azzardare un commento)?

Con tutte queste domande che non avranno risposta sono andato a vedere lo spettacolo. Prime impressioni e altre domande: pare che lo spettacolo sia costato 700mila euro (per L’Opera “da tre soldi”, altra idea geniale sopratutto in questo periodo di crisi e sobrietà). Ma dove li hanno spesi? La scenografia è un po’ complessa ma nemmeno tanto. Le luci neanche. Allora uno spettacolo di Robert Lepage o di Bob Wilson quanto dovrebbe costare?
Lo spettacolo scorre liscio, a tratti è anche godibile. Piatto dall’inizio alla fine, ma se – come me – si subisce una certa fascinazione per il testo va bene. Massimo Ranieri (che interpreta Mackie Messer) regge bene la difficile parte sia nella voce che mostrando una notevole elasticità fisica. Lina Sastri invece è impresentabile, sembrava che passasse di lì per caso. Addirittura svogliata secondo me, cosa che non capita spesso di vedere in scena. Le migliori sono sicuramente Gaia Aprea (che interpreta Polly Peachum) e Margherita Di Rauso (Celia Peachum). La prima sexy e grintosa, la seconda ironica e “espressionista”. Anche Luigi Tabita, nel ruolo di Jacob, emerge nella mischia degli scagnozzi di Mackie Messer con un personaggio originale e ben costruito.

Uno spettacolo abbastanza scontato, De Fusco rinuncia a ogni aspetto “didattico” del teatro brechtiano e non si avvale di una messa in scena espressionista, se non per il personaggio di Celia. Ma dovevo vederlo, perchè dopo la folgorazione per il rosso acceso di “quello che resta di Bertolt Brecht”, dalle notizie che ho solo due Opere sono state rappresentate in Italia: quella di Carriglio per lo Stabile di Palermo e quella di Bob Wilson a Spoleto. Perchè ci vuole l’orchestra e una ventina di attori. Un’ultima polemica, sul pubblico del Teatro Olimpico: annoiato, distratto, quelli che vanno a teatro perchè fa “status”. Un pubblico “da prima Repubblica” oserei dire. Certo la programmazione non aiuta: dalla magia a Lillo & Greg, da Brecht alla danza classica. Un’accozzaglia di roba messa lì senza nessuna linea artistica. Un pubblico che di Brecht non gliene può fregar di meno, e con questi benedetti 700mila euro si potevano fare diverse edizioni dei festival che frequento io, pieni di spettacoli intensi e vibranti.

  1. 18/03/2012 alle 23:57

    Margherita Di Rauso for ever!

  2. manuel giliberti
    26/03/2012 alle 00:16

    manca all’appello ,nella lista, la versione di Strehler 😦 .(la più importante direi)

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