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Archive for the ‘Mackie Messer’ Category

Al Festival di Roma per un cinema più twittato e meno criticato (2/2)

Ecco la seconda parte dei tweet, quasi tutti “a caldo” ovvero entro poche ore dalla fine del film. Qui ci sono i film fuori concorso, i film CinemaXXI e altro ancora. Fra poco esce anche un pezzo su KLP. Prossimo appuntamento cinematografico: Torino Film Festival!

Emir Kusturica in Au bonheur des ogres

Emir Kusturica in Au bonheur des ogres

Fuori concorso

L’ultima ruota del carro Giovanni Veronesi IT, 2013

Song’e Napule Manetti Bros IT, 2013

Romeo and Juliet Carlo Carlei UK, 2013

Border Alessio Cremonini IT, 2013

Au bonheur des ogres Nicolas Bary F, 2013

La cour de Babel Julie Bertuccelli F, 2013

CinemaXXI – Concorso lungometraggi

Nepal Forever Aliona Polunina RUS, 2013
Premio CinemaXXI per il miglior film

L’amministratore Vincenzo Manna IT, 2013

Fear of Falling Jonathan Demme USA, 2013

Hometown | Mutonia Zimmerfrei IT, 2013

CinemaXXI – Concorso cortometraggi e mediometraggi

Magician Party and Dead Crow 3D Sun Xun CN, 2013

Beautiful New Bay Area Project Kiyoshi Kurosawa J, 2013

In the Woods Harald Hund A, 2013

Ennui Ennui Gabriel Abrantes F, 2013

Prospettive DOC Italia

Fuoristrada Elisa Amoruso IT, 2013
Menzione Speciale

L’altro Fellini Roberto NaccariStefano Bisulli IT, 2013

Cinema Portraits

Bertolucci on Bertolucci – Director’s Cut Luca GuadagninoWalter Fasano IT

Al Festival di Roma per un cinema più twittato e meno criticato (1/2)

“Ormai contano più i giudizi degli amici su Twitter. La critica è finita. Nessuno legge più di una riga”: così il regista del cannibal movie The Green Inferno (fuori concorso) Eli Roth al Festival Internazionale del Film di Roma (fonte: Dagospia). Fedele a questa affermazione, e dopo pochi giorni dal mio quarto compleanno su Twitter, a voi i miei tweet sui film del festival. Intanto la prima parte con i film in concorso e Alice nella città.

Lorenza Izzo e Eli Roth - interprete e regista di The Green Inferno - sul red carpet (AP Photo/Gregorio Borgia)

Lorenza Izzo e Eli Roth – interprete e regista di The Green Inferno – sul red carpet (AP Photo/Gregorio Borgia)

Concorso

Tir Alberto Fasulo IT/HR, 2013
Marc’Aurelio d’Oro per il miglior film

Seventh Code Kiyoshi Kurosawa J, 2013
Premio per la migliore regia
Premio per il migliore contributo tecnico

Quod Erat Demonstrandum Andrei Gruzsniczki RO, 2013
Premio Speciale della Giuria

Dallas Buyers Club Jean-Marc Vallée USA, 2013
Premio per la migliore interpretazione maschile
Premio BNL del Pubblico per il miglior film

Her Spike Jonze USA, 2013
Premio per la migliore interpretazione femminile

Blue Sky Bones Jian Cui CN, 2013
Menzione speciale

Out of the Furnace Scott Cooper USA, 2013
Premio Taodue Camera d’Oro per la Migliore Opera Prima/Seconda

Entre nos Paulo Morelli, Pedro Morelli BR, 2013

Sorrow and Joy Nils Malmros DK, 2013

I corpi estranei Mirko Locatelli IT, 2013

Another Mer Isabel Coixet E/UK, 2013

Take Five Guido Lombardi IT, 2013

 

Alice nella città

Heart of a Lion Dome Karukoski FIN, 2013
Menzione speciale della Giuria

Who Is Dayani Cristal? Marc Silver, Gael Garcia Bernal MEX, 2013

Mackie Messer #10: Il Festival internazionale del film di Roma in 29 tweet

Il festival internazionale del film di Roma in 29 tweet. Il suo lato teatrale in due articoli su Krapp’s Last Post (il primo uscito il 16 novembre, il secondo il 18)

# Selezione ufficiale in concorso

Il canone del male (Giappone) regia Takashi Miike > voto 7 1/2

Main dans la main (Francia) regia Valérie Donzelli > voto 5 1/2

Alì ha gli occhi azzurri (Italia) regia Claudio Giovannesi > voto 8

Spose celesti dei mari della pianura (Russia) regia Alexey Fedorchenko > voto 6

Il volto di un’altra (Italia) regia Pappi Corsicato > voto 4

Mai morire (Mexico) regia Enrique Rivero > voto 6

Ixjana (Poland) regia Josef Skolimovski > voto 5

Un enfant dei toi (France) regia Jacques Doillon > voto 7 1/2

A glimpse inside the mind of Charles Swan III (USA) regia Roman Coppola > voto 5

The motel life (USA) regia Gabriel Polsky, Alan Polsky > voto 8

Eterno ritorno: provini (Ukraine) regia Kira Muratova > voto 5 1/2

# Selezione ufficiale fuori concorso

Aspettando il mare (Bel, Fra, Ger, Kazakistan, Russia) regia Bakhtiar Khudoijnazarov > voto 6

Mental (Australia) regia P. J. Hogan > voto 5

Populaire (France) di Regis Roinsard > voto 7

Il cecchino (Belgium, France, Italy) regia Michele Placido > voto 6 1/2

Black Star (Italy) regia Francesco Castellani > voto 6

# Cinema XXI secolo

El ojo del tiburon (Argentina, Spain) regia Alejo Hoijman > voto 6

Il regno delle Carte (India) regia Kaushik Mukherjee > voto 7

Goltzius and the Pelican Company (Netherlands) regia Peter Greenaway > voto 7

La danza di Delhi (Russia) regia Ivan Vyrypaev > voto 7

Beato chi riceve la grazia 3D (Italia) regia Margherita Giusti > cortometraggio

Pletora 3D (Italia) regia Zapruder > cortometraggio

Gegenwart (Germany) regia Thomas Heise > voto 7

Tutto parla di te (Italy, Switzerland) regia Alina Marazzi > voto 7

Dream (USA) regia James Franco > cortometraggio

Tar (USA) regia AA VV > voto 5 1/2

Picas/Pizzas (Lettonia) regia Laila Pakalnina > voto 7

# Prospettiva Italia

Italian Movies (Italia) regia Matteo Pellegrini > voto 6 1/2

Il cinema lo faccio io (Italia) regia Alessandro Valori > cortometraggio

Pezzi (Italia) regia Luca Ferrari > voto 7

# Alice nella città

Le sac de Farine (Belgio, Marocco, Francia) regia Kadija Leclere > voto 7

Jeunesse (France) regia Justine Malle > voto 6 1/2

Blackbird (Canada) regia Jason Buxton > voto 8

Mackie Messer #9 ovvero appunti sull’opera non proprio da tre soldi di De Fusco

Povera rubrica abbandonata! Per rianimarla sono andato a vedere L’opera da tre soldi di Bertolt Brecht con la regia di Luca De Fusco, attualmente direttore del Napoli Teatro Festival e del Teatro Stabile di Napoli. Ovviamente lo spettacolo è prodotto dalle due fondazioni: “prendi i soldi e dirigi”, non fa una grinza. Questo doppio incarico aveva sollevato una valanga di polemiche ai tempi. Io – sorvolando il caso specifico – potrei anche essere d’accordo: si risparmia uno stipendio.
Ma in realtà non volevo parlare di questo, anche se il “direttorissimo” ne avrebbe combinata un’altra: si sarebbe auto-nominato anche direttore del fantomatico Forum delle Culture partenopeo e proporrebbe gli “scambietti” invitando gli spettacoli e chiedendo in cambio di “valutare” il suo (L’opera da tre soldi, appunto). Un genio, non c’è che dire.

Interessante è notare come tutto un certo teatro si sia indignato, ma dai: tanto gli scambietti li fate anche voi, o no? Anche i poveracci fanno degli scambietti da morti di fame. Dato che girano molti meno soldi non se ne accorge nessuno. Tutti fanno gli scambietti, sennò che Italia sarebbe? L’unico modo per girare è convincere il tuo Comune a organizzare una minirassegna di merda per fare gli scambietti. Comunque probabilmente nessuno di questi indignados ha visto lo spettacolo, la nuova scena critica non è andata. Lo zoccolo duro è contro De Fusco. Io sono andato a vederlo. E ho pure pagato!

Quindi, riassumendo: NTFI e Mercadante + collaborazione con il Teatro San Carlo. E gli altri a Napoli che fanno? Si girano i pollici. Ma la più geniale è questa: “progetto cofinanziato dall’Unione Europea”. Ma perchè? Qualcuno me lo spiega? Cosa c’è di europeo in un Brecht recitato e cantato in italiano (e tradotto male se posso azzardare un commento)?

Con tutte queste domande che non avranno risposta sono andato a vedere lo spettacolo. Prime impressioni e altre domande: pare che lo spettacolo sia costato 700mila euro (per L’Opera “da tre soldi”, altra idea geniale sopratutto in questo periodo di crisi e sobrietà). Ma dove li hanno spesi? La scenografia è un po’ complessa ma nemmeno tanto. Le luci neanche. Allora uno spettacolo di Robert Lepage o di Bob Wilson quanto dovrebbe costare?
Lo spettacolo scorre liscio, a tratti è anche godibile. Piatto dall’inizio alla fine, ma se – come me – si subisce una certa fascinazione per il testo va bene. Massimo Ranieri (che interpreta Mackie Messer) regge bene la difficile parte sia nella voce che mostrando una notevole elasticità fisica. Lina Sastri invece è impresentabile, sembrava che passasse di lì per caso. Addirittura svogliata secondo me, cosa che non capita spesso di vedere in scena. Le migliori sono sicuramente Gaia Aprea (che interpreta Polly Peachum) e Margherita Di Rauso (Celia Peachum). La prima sexy e grintosa, la seconda ironica e “espressionista”. Anche Luigi Tabita, nel ruolo di Jacob, emerge nella mischia degli scagnozzi di Mackie Messer con un personaggio originale e ben costruito.

Uno spettacolo abbastanza scontato, De Fusco rinuncia a ogni aspetto “didattico” del teatro brechtiano e non si avvale di una messa in scena espressionista, se non per il personaggio di Celia. Ma dovevo vederlo, perchè dopo la folgorazione per il rosso acceso di “quello che resta di Bertolt Brecht”, dalle notizie che ho solo due Opere sono state rappresentate in Italia: quella di Carriglio per lo Stabile di Palermo e quella di Bob Wilson a Spoleto. Perchè ci vuole l’orchestra e una ventina di attori. Un’ultima polemica, sul pubblico del Teatro Olimpico: annoiato, distratto, quelli che vanno a teatro perchè fa “status”. Un pubblico “da prima Repubblica” oserei dire. Certo la programmazione non aiuta: dalla magia a Lillo & Greg, da Brecht alla danza classica. Un’accozzaglia di roba messa lì senza nessuna linea artistica. Un pubblico che di Brecht non gliene può fregar di meno, e con questi benedetti 700mila euro si potevano fare diverse edizioni dei festival che frequento io, pieni di spettacoli intensi e vibranti.

Mackie Messer #8 > su Urban Experience a Roma, La giornata della partenza a Bologna, #comunicateatro a Prato

Rieccoci, non puntuali come ogni settimana!

Urban Experience. La scorsa settimana ho preso parte a 2 wakshow organizzati da Urban Experience di Carlo Infante: il primo nell’ex manicomio del Santa Maria della Pietà durante Entrare fuori, un appuntamento di 3 giorni sul rapporto fra memoria, reti e territorio. Il secondo a mezzanotte nel Serpentone di Corviale. Il walkshow è un’azione performativa molto semplice e interessante. Ha lo stesso procedimento delle visite radioguidate dai giapponesi con tanto di guida in giro per Roma, ma le finalità e le modalità sono sociologiche, culturali, interattive. Armati di cuffie abbiamo passeggiato in questi due spazi magnifici e non convenzionali radioguidati dalla guida Carlo Infante e dai suoi ospiti. Osservando ciò che ci capitava intorno avevamo numerosi input dai discorsi che ascoltavamo. Cibo e vino non sono mancati, ma il lato più interessante è certamente l’appropriazione (o la riappropriazione) dello spazio pubblico attraverso il corpo che cammina, utilizzando le nuove tecnologie (mob tag, radio, proiettori manuali, tablet). “Scrivere storie nelle geografie”, lo chiamano quelli di Urban Experience. Una performance completa dove viene abbattuto il muro tra performer e spettatore e l’unica quarta parete che esiste è quella del tag cloud di Twitter. Meglio del teatro, insomma. Il culmine di Entrare fuori al Santa Maria della Pietà è stato il Talk-Lab su “Performing Media per la cultura dell’innovazione” all’interno dello straordinario Museo della Mente progettato da Studio Azzurro: una serie di riflessioni e testimonianze sulle infinite connessioni tra memoria, reti e territorio.

> I miei tweet per #entrarefuori: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8

La Tagcloud di #entrarefuori

Alcune foto da Portobeseno

Walkshow a Corviale

Mercuzio a Bologna. Giovedì 26 gennaio (h 17.00) presso i Laboratori DMS (v. Azzo Gardino 65/a) si terrà LA GIORNATA DELLA PARTENZA, evento teatrale di massa per il progetto Mercuzio non vuole morire. L’invito è “Porta con te una valigia piena di quello che non ami e che vuoi lasciarti alle spalle. Tu ci sei? Fai passaparola!”. ‎La giornata della partenza sarà l’esito della tappa di Bologna del progetto portato avanti dal regista Armando Punzo e dalla Compagnia della Fortezza di Volterra. Una scena presentata come bozzetto a VolterraTeatro 2011, una scena in cui un solo personaggio avanza portando con sé una valigia in mano e una lacrima versata per qualcosa che di questo mondo che non amava chiusa nel suo interno. Parte per andare via da qualcosa che gli ha procurato dolore, da cui allontanarsi. La sfida lanciata con gli studenti del DAMS che partecipano a questo workshop organizzato dal CIMES Centro di musica e spettacolo è quella di radunare tante persone con una valigia piena delle lacrime che si portano dietro. E poi provare ad allontanarsi per raggiungere insieme una città ideale. Lasciare la pesantezza del nostro quotidiano per avvicinarsi alla “leggerezza pensosa” dell’essere, parafrasando Italo Calvino. L’utopia a cui, malgrado tutto, si vuole credere è che possano esserci ancora tante persone che sostengono Mercuzio, il sognatore, lo spirito libero, l’ultimo poeta. E un donchisciottiano che si rispetti cosa fa? Pensa a un “partito del nulla”, di un nulla che richiama sogni e possibilità. L’azione di giovedì sarà una scena teatrale di massa in cui coinvolgere tutti coloro che non si arrendono, vogliono prendere in mano la propria vita e provare a cambiarla. Siete tutti invitati a partecipare portando con voi una valigia piena di cose che non amate e che volete lasciarvi alle spalle.

Mercuzio non vuole morire – photo: Simone Pacini

#comunicateatro. Concludo con il progetto che mi sta più a cuore in questo momento: grazie al Teatro Metastasio Stabile della Toscana condurrò l’11 e il 12 febbraio un workshop di comunicazione dal titolo #comunicateatro > Un teatro da comunicare. Il corso è rivolto ad artisti che vogliono promuovere se stessi e le loro attività in prima persona, a dipendenti dei teatri che vogliono aggiornarsi sulle novità della rete e non solo, a professionisti dello spettacolo per ampliare le loro relazioni e per praticare azioni comuni, a studenti universitari che vogliono confrontarsi con il mondo della comunicazione teatrale fra il ludico e il professionale, a giovani organizzatori che vogliono compiere un decisivo salto verso le nuove forme di comunicazione low budget. Durante il workshop, ci sarà una fase “frontale” con l’ausilio di slide, faremo esercitazioni pratiche, utilizzeremo Twitter in modo massiccio (se ci va!) per i nostri brainstorming e per l’apertura verso l’esterno, andremo a teatro insieme, faremo cultural networking. Per maggiori informazioni e iscrizioni potete consultare la pagina dedicata sul sito del Met.

L’evento su Facebook

> #comunicateatro su fattiditeatro

Saluti
sp

Mackie Messer #07 > Su Last Seen, #sopravvalutati, Carsharing teatrale e Santasangre

Appunti – come sempre – disordinati:

photo: klpteatro.it

Last Seen. Su klpteatro.it impazzano le votazioni per il Last Seen 2011 ovvero il sondaggio sullo spettacolo che è piaciuto di più ai lettori della testata tra quelli recensiti nell’anno appena concluso. A me i sondaggi piacciono molto, in primis perchè fanno storcere il naso ai critici e agli intellettuali. Nel momento in cui scrivo è un testa a testa fra due produzioni Stabili: ovvero Il giardino dei ciliegi di Cechov, regia Paolo Magelli (Teatro Metastasio e Teatro Stabile della Sardegna) e La resistibile ascesa di Arturo Ui di Brecht regia Claudio Longhi (ERT e Teatro di Roma). Perchè sono in testa? Molto probabilmente perchè gli uffici comunicazione dei teatri stanno facendo il loro lavoro, ai limiti della legalità! Occhio però che Teatropersona e Motus sono poco sotto e possono recuperare. L’anno scorso il Teatro delle Albe fece un recupero prodigioso! Come sempre una gara di smanettoni, ed è ovvio che chi può contare su uno staff possa imporsi più facilmente. Ma questo non è perdita di credibilità, anzi è il bello! Continuate quindi a votare! I 10 nomi in finale mi piacciono e credo che ben rappresentino il panorama teatrale, ci sono infatti – oltre alle 2 produzioni degli Stabili già menzionate – star della ricerca come Emma Dante e Pippo Delbono, realtà straniere come Gob Squad, produzioni indipendenti come Cuocolo/Bosetti e Teatropersona, addirittura Pina Bausch ecc. Le produzioni italiane sono ben distribuite sullo Stivale: da Palermo a Napoli a Roma a Modena a Milano ecc. insomma pare che i redattori di klp siano meglio dei loro illustri colleghi Ubu, rei di essere troppo leghisti su certe pagine teatrali online. Sì perchè i 10 nomi sono frutto di una consultazione fra tutti i redattori di klp, potevamo scegliere 5 spettacoli i miei voti (tolte le collaborazioni organizzative presenti e passate) sono andati a Noosfera Lucignolo di Libero Fortebraccio Teatro, Il giardino dei ciliegi di Paolo Magelli, The Secret Room di Cuocolo/Bosetti, GMGS What the hell is happiness di Codice Ivan e Due Lupi di Virgilio Sieni.

#sopravvalutati. Su Twitter invece sto provando con fatica a emulare Gianni Riotta che qualche giorno fa ha lanciato un sondaggio sugli scrittori più sopravvalutati. C’è stata una grande partecipazione (e scandalo per la scelta dello stesso Riotta di citare addirittura Borges!) in rete e una conferma di come la letteratura (grazie a giornalisti e case editrici) si stia impossessando di Twitter tirandone fuori il lato ludico-culturale, attraverso lo sberleffo ma sopratutto un libero scambio di opinioni. Ecco, questo nel teatro difficilmente accadrà dato che ci conosciamo tutti e nessuno si schiera apertamente “contro”, il critico va in pizzeria con l’artista e ascolto spesso cazzate sulla necessità di accostamento fra critico e artista. E poi, nessuno dimentica che il regista che non ci piace ci potrebbe comprare lo spettacolo per la stagione o il festival di cui è direttore artistico, e lo stesso regista che non ci piace ci potrebbe invitare come critico e dare l’ospitalità al festival che dirige (visto che le testate web non hanno una lira) oltre ad accrescere il nostro egocentrismo critico. E poi il critico anche un po’ organizzatore anche se non gli piace l’artista gli sta simpatico. Cose così. Potrei continuare ancora ma mi fermo e aspetto di vedere che accade. Ogni giorno posterò su Twitter l’invito a segnalare i sopravvalutati del teatro. Io ne ho già 3 o 4 pronti ma prima attendo i vostri. Se siete iscritti a Twitter, basta scrivere gli hashtag #sopravvalutati e #teatro e dire la vostra. Non è una provocazione, solo un gioco.

photo: facebook.com

Carsharing teatrale. Mentre su Twitter il teatro langue, su facebook ce n’è anche troppo, e giuro che non ne posso più di compagnie che ti chiedono l’amicizia per sommergerti di inviti agli eventi. Nel letamaio facebookiano ogni tanto spunta qualcosa di utile e intelligente, ecco questo gruppo CarSharing teatrale – fondato da Camilla Toso – che, come si legge nella presentazione, parla di “migrazioni teatranti (e non solo) a basso costo! Per tutti coloro che cercano un passaggio verso città, teatri, festival e grandi eventi. Non si parla solo di teatro ma anche di musica, concerti e fiere…”. Con la benzina alle stelle mi sembra un’ottima idea. Sono amante del treno ma anche quello è carissimo, e poi si possono fare incontri interessanti. Il gruppo ancora stenta a decollare perché ci sono pochi iscritti, quindi aggiungete i vostri amici. Sono convinto che diventerò famoso!

Santasangre. Cambio del tutto argomento. Il collettivo romano inaugura la stagione 2012 del Teatro Palladium (quest’anno un po’ sottotono) con l’ultima tappa del progetto Framerate: Bestiale Improvviso_sovrapposizione di stato, già proposto al Kollatino Underground in aprile per il festival Istantanee. Si tratta della summa santasangriana in cui il dolce e simpatico mega ghiacciolo interagisce con i movimenti delle tre performer (3 generazioni di performer!) Teodora Castellucci, Roberta Zanardo e Cristina Rizzo. Per l’occasione, grazie alla collaborazione fra fattiditeatro e la Fondazione Romaeuropa, i lettori del blog potranno assistere allo spettacolo con una fantastica promozione: un biglietto a 15 euro + un biglietto a 1 euro. Basta scrivere a promozione@romaeuropa.net specificando di essere un “fattoditeatro”. 😉

photo: istantanee.org

Infine, qui trovate i pdf di tutto quello che c’era sul vecchio blog l’11 gennaio 2012. I post più importanti li ho già trasferiti sul nuovo blog. Fare tutti gli IAT era lungo e difficile ed essendo una rubrica settimanale non ne valeva la pena. Però mi fa piacere conservare i pdf e metterli a disposizione. Splinder chiude il 31 gennaio. R.I.P.
Saluti
sp

Mackie Messer #6 > Sui Premi Ubu tra Milano e Roma

Da poco tornato da Milano per l’annuale consegna dei Premi Ubu. Il primo anno senza FQ. La serata, stracolma all’inverosimile (a me sembra che ogni anno ci sia più gente, schiere di teatranti come ultras da varie parti d’Italia, faziosissimi a fare il tifo) ha avuto un inizio decisamente commovente: le immagini di Quadri da giovane (quello che non ho conosciuto) erano mescolate con le sue parole in una recente intervista dove veniva fuori tutta la sua sottile ironia e autoironia. Il video del figlio Jacopo (montatore cinematografico che ha al suo attivo film con Martone, Delbono, Bechis e altri) ha un tratto decisamente molto dolce e commovente. Prima dei premi ufficiali, i Magi di Rete critica hanno assegnato i loro doni ai Menoventi e il sottoscritto ha avuto la fortuna di calcare il palco di via Rovello insieme ai colleghi e così di ammirare la folla numerosa assiepata in platea e in galleria.

I Premi speciali, come spesso accade, sono stati i più interessanti: sopratutto quelli a Prospettiva, Radio3, Teatro Povero di Monticchiello e Teatro Valle Occupato. Per il resto, pochi sussulti sia nei nomi dei premiati che nelle dichiarazioni, a parte un aneddoto delizioso di Pippo Delbono che ricordava quando una sera con Quadri era a un raduno del Living Theatre e avevano mangiato dei dolcetti che molto probabilmente – conoscendo quelli del Living – erano “truccati” alla marijuana o all’hashish!

Il Teatro Valle Occupato, premio speciale Ubu 2011

Mai come quest’anno sono stati dei Premi Ubu nordici, sopratutto sull’asse Milano – Torino. Questa della “milanesizzazione” degli Ubu è in parte vera e non certamente da questa prima edizione post Quadri. Secondo me – oltre alla pigrizia dei critici, anche perché molti sono ultra sessantenni – è anche colpa di una scena romana che fa fatica a realizzare un sistema teatrale virtuoso: anche realtà affermate sono in debito e attori e organizzatori non vengono pagati. Non conosco bene la realtà torinese e quindi non ne parlo. A Milano ci sono numerosi piccoli e agguerriti teatri – cito su tutti il Teatro i che ho visto nascere con una stagione quasi “clandestina” nel 2005 e che in 6 anni è diventato un punto di riferimento – che non vedo a Roma, dove se esci dai circuiti ufficiali e istituzionali, puoi augurarti di vedere del buon teatro solo nei centri sociali. Tutta la fascia intermedia è assente. Conoscendo un po’  le due realtà mi sento di dire che a Milano c’è un tipo di organizzazione e gestione nei teatri che a Roma manca del tutto. Un esempio? Il Piccolo Teatro ha aperto un ufficio marketing negli anni Ottanta (primo fra i teatri stabili italiani), il Teatro di Roma ancora non ce l’ha. A Roma non esiste una stagione completa e di ricerca che proponga produzioni e ospitalità al livello del Teatro i (o dell’Out Off o del PIM fino all’anno scorso). Andando su questioni organizzative e promozionali: a Milano ci sono due situazioni che funzionano benissimo: mi riferisco alla Festa del Teatro e all’Invito a Teatro ovvero il carnet per vedere spettacoli in diversi spazi teatrali. A Roma hanno provato a fare cose simili che non funzionano. A Milano ci sono addirittura privati e fondazioni che investono in teatro. Perché a Roma non accade? A Roma ci sono 100 teatri di cui 95 praticamente sempre vuoti oppure riempiti dagli amici attori degli attori in scena reclutati a suon di newsletter invasive e sms e eventi su facebook. Anche questo vorrà dire qualcosa? Insomma a Milano si fa un miglior teatro e forse è anche per questo che poi vengono distribuiti più premi. Il sistema-Milano prova a essere virtuoso (anche se non mancano certo i giochi di potere e i clientelismi), il baraccone-Roma fa acqua da tutte le parti. Vorrei essere smentito ma è la dura verità.

Per non parlare di arte contemporanea: a Roma si continuano a ristrutturare spazi (Pelanda, ex GIL) o aprirne nuovi (Macro, MAXXI) quando poi non ci sono i soldi per le mostre. A Roma l’arte contemporanea non esiste quasi, l’ultima grande mostra è stata quella di Bill Viola a fine 2008. Poi niente eccetto qualche coraggiosa galleria privata. A Milano ogni volta che vado trovo qualcosa di nuovo (Tony Ousler al PAC, Pipilotti Rist al cinema Manzoni grazie alla Fondazione Trussardi, solo per fare 2 esempi recenti).

Il Teatro Povero di Monticchiello, premio speciale Ubu 2011

Scrivo questo anche perché sollecitato da un articolo di Simone Nebbia apparso oggi su Teatro e Critica. Simone su alcune cose ha ragione ma non credo sia una questione di razzismo o di leghismo. E poi l’avevo letto con curiosità dato che l’autore non c’era (o almeno io non l’ho visto) e si è basato su un freddo comunicato. Forse avrebbe fatto bene a venire perché, oltre a sparare a zero sui premi, avrebbe così potuto documentare alcuni piccoli momenti significativi e che hanno regalato un’umanità che troppo spesso ci manca, e mi riferisco ai giovanissimi scalmanati di History Boys, alla leggerezza e simpatia del novantaduenne Gianrico Tedeschi, all’emozione di Federica Fracassi di fronte al mostro sacro Mariangela Melato. Insomma mi sembra che iniziare uno scontro gratuito “da stadio” Milano – Roma anche sul teatro non faccia bene a nessuno, e mi sembra una polemica sterile che evidenzia solo un certo provincialismo romano. E poi piangersi addosso non serve, lo dico da toscano che ha vissuto in tutte e due le città quindi super partes.

Tornando alla serata di ieri, l’atmosfera non era per niente allegra, almeno secondo me. A parte che non c’era il buffet post premi ;-), ho respirato aria di smantellamento, di fine ciclo, con una casa editrice praticamente ferma (l’ultimo libro se non sbaglio è uscito nel gennaio 2011) e a serio rischio sia il futuro della casa editrice stessa, che non naviga certo in acque sicure, che i Premi Ubu XXXV. Premi secondo me fondamentali per il teatro italiano ma che forse necessitano di una ristrutturazione sopratutto se e quando la Ubulibri non esisterà più. [sp]