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Posts Tagged ‘compagnia krypton’

IAT 14-20mag > Teatri di Vetro invade di teatro la Garbatella. Il Figuren Theater Tübingen al Verdi di Milano. Cauteruccio conclude i suoi cinque atti teatrali sull’opera d’arte a Scandicci

#ROMA

15 mar @ T. Tor Bella Monaca > PEAU! da Pelle d’asino, testo e regia Vincenzo Manna. Prima nazionale per la popolare fiaba francese divenuta nota per la versione in versi realizzata da Charles Perrault nel 1697: una fiaba che affronta tematiche sicuramente poco frequentate per il pubblico dei più giovani. Ed infatti, argomenti come, la scoperta della sessualità, la precarietà delle relazioni affettive all’interno del nucleo familiare, il coraggio di tenere fede alla propria coscienza e di affrontarne le sofferenze, trovano spazio, linguaggio e azione nella pièce teatrale che toglie alla fiaba ogni connotazione medievale, per creare figure universali nelle quali rispecchiarsi e riconoscersi. [fino al 18]

Peau!

17 gio @ Forte Fanfulla > Nono appuntamento con Parabole tra i sanpietrini, rassegna che ha portato una ventata di novità nella scena romana (sia di contenuti che di metodi): va in scena questa settimana Alessandra Della Guardia con Pulp-Ami: “A volte non si combatte apertamente. Lo so è frustrante. È come stare davanti ad un caminetto, il fuoco si spegne, la cosa ti fa rabbia, ma nessuno ha mai provato a metterci dentro la legna. Ad alimentare quel fuoco”. [fino al 18]

17 gio @ T. Palladium e altri spazi > Al via Teatri di Vetro, la rassegna diretta da Roberta Nicolai e organizzata da triangolo scaleno teatro. Tra i numeorsi spettacoli che invaderanno i suggestivi Lotti della Garbatella e non solo, in questa prima settimana segnalo Inquanto Teatro, Tamara Bartolini e Michele Baronio, il cortometraggio di Daniele Ciprì con i Menoventi [leggi la recensione], Erosanteros, Andrea Cosentino e Foscarini:Nardin:Dagostin [qui sotto il tweet dell’anteprima a VolterraTeatro 2011]. [fino al 26]

20 dom @ RDC > Briganti di e con Gianfranco Berardi. [fino al 21]

#MILANO

15 mar @ T. Elfo Puccini > LE MATTINE DIECI ALLE QUATTRO testo e regia Luca De Bei. Tre personaggi pieni di intensità e vigore danno vita alla storia di tre ragazzi di una borgata romana che ogni mattina all’alba aspettano l’autobus che li porterà al lavoro. La ragazza, italiana, fa le pulizie, i due ragazzi, uno italiano e uno romeno, lavorano in un cantiere edile. Nella nebbiosa e buia strada che li accoglie alle quattro del mattino o poco meno c’è spazio per un fulmineo quanto struggente innamoramento. La loro realtà è fatta di lavoro nero, levatacce, turni massacranti, tentativi di fuga dal quotidiano, ma malgrado tutto c’è posto per l’ironia, per la voglia di una vita migliore e, soprattutto, per un disperato bisogno d’amore. [fino al 20]

15 mar @ T. Studio > Tratto da Palace of the end di Judith Thompson, la più importante drammaturga canadese, Un angelo sopra Bagdad attinge direttamente da fatti di cronaca, mostrando, sullo sfondo della guerra in Iraq, la parte peggiore della nostra storia contemporanea. In primo piano le vicende di Lyndie England, soldatessa americana condannata per torture sessuali nel campo di Abu Graib; David Kelly, microbiologo, morto in circostanze sospette dopo aver testimoniato sull’infondatezza del dossier sulle armi di distruzione di massa presentato dal governo inglese che avvalorava l’intervento militare americano in Iraq; una madre irachena, moglie del capo del Partito Comunista, che dopo aver visto torturare e uccidere i propri figli dal regime di Saddam, viene a sua volta uccisa dalle bombe dell’invasione americana. Tre condannati a morte dalla storia che ci raccontano la loro esperienza personale. [fino al 20]

16 mer @ Spazio Tertulliano > SACCARINA di Davide Carnevali, diretto ed interpretato da Fabrizio Martorelli, Silvia Giulia Mendola ed Alberto Onofrietti. In una Milano poco attraente, due attori poco capaci e un cane poco fedele, sotto la guida di un produttore poco raccomandabile, seguendo le indicazioni di un autore poco presente, preparano la registrazione della puntata pilota di una fiction poco appetibile. [fino al 20]

Saccarina

19 sab @ T. Verdi > Ultimo appuntamento dell’anno per IF: il Figuren Theater Tübingen presenta AVEC DES AILES IMMENSES da Gabriel Garcia Marquez in prima nazionale. [fino al 20]

20 dom @ T. i > Doppia Socìetas Raffaello Sanzio con IL REGNO PROFONDO parte I e parte II. Il testo fa parte di una raccolta di articoli scritti da Claudia Castellucci sulla realtà quotidiana. La vita di tutti i giorni è osservata da un punto di vista sotterraneo, cercando di comprendere il movente e il fondamento dei gesti; cercando di porre quelle domande che caparbiamente i semplici rivolgono senza ottenere risposta. Quello che costituisce il substrato profondo delle abitudini secolari dell’umanità, affonda in una mancanza di fondamento che rende quasi irreale la realtà. [fino al 26]

#TOSCANA

18 ven @ T. Studio di Scandicci > QUINTO ATTO di OA cinque atti teatrali sull’opera d’arte, ideazione e regia Giancarlo Cauteruccio: La musica con l’opera di Cristina Volpi. La giovane artista milanese muove la propria ricerca attorno all’universo dell’archetipo femminile, sviluppando un percorso che segue l’evoluzione della linea, come segno, al filo e al tessuto, inteso come materia prima e simbolo della donna di ogni cultura e ogni tempo. Viene proposta una elaborazione del progetto Penelope, che Cristina Volpi porta avanti dal 2010: un abito da sposa composto con tessuti mimetici di uso militare. Questo ibrido viene presentato al Teatro Studio in una nuova declinazione, Penelope è Ulisse, dove l’abito viene indagato nella sua specificità di sovrastruttura, di protesi per il corpo e di seconda pelle in grado di definire nuove identità, mutanti e temporanee. Cauteruccio conclude questo primo ciclo del viaggio intorno all’opera d’arte con un’azione fortemente poetica che vede al centro ancora una volta il corpo. Oggetto e al tempo stesso strumento dell’indagine è la musica: nella performance questa volta Cauteruccio si avvale della collaborazione del GAMS ensemble, con il suo quintetto d’archi coordinato da Giovanna Berti. Lo spazio sarà attraversato da grandi proiezioni video che amplificano nella scena il planisfero pazientemente ricamato a mano dall’artista, su una sequenza di diciassette tele di lino pregiato. Questa aspirazione alla descrizione del mondo in una dimensione non verbale incontra l’azione degli strumenti musicali, qui intesi come protesi sollecitate dall’azione del corpo che propagano i suoni verso lo spazio, espandendo la fisicità oltre i suoi confini naturali.

Penelope è Ulisse opera di Cristina Volpi

#EMILIA-ROMAGNA

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Altre Velocità

[vintage] La decadenza di Krapp

Visto a Prato, Teatro Fabbricone, il 18 novembre 2003

Giancarlo Cauteruccio torna al Teatro Fabbricone per la sua seconda messa in scena di L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett. Il tentativo di interpretare il disagio esistenziale del protagonista diventa per il fondatore della Compagnia Krypton un pretesto per mettere in scena la sua vita, nel teatro. Cauteruccio “sente” il testo, lo fa suo, lo usa per rappresentare qualcosa che gli appartiene. Lo fa attraverso alcune scelte registiche moderne, non convenzionali, di impatto: la pantomima della preparazione del piatto (diverso ogni sera), la variazione in dialetto calabrese del monologo finale e il progetto scenico con gli oggetti in movimento. Cauteruccio-Krapp, prima di dedicarsi ai suoi nastri, impiega circa venti minuti, mugolando e gesticolando, per cucinare un piatto di pasta che dividerà con uno spettatore. Mentre divora quel piatto mostra l’avidità, la fine delle speranze, la solitudine di un uomo chiamato a fare, ancora una volta, i conti col passato. Questo preambolo e questa azione diretta al pubblico rappresentano il prologo dell’atto unico beckettiano, che si riduce ad un dialogo fra il vecchio protagonista e le registrazioni della sua voce più giovane. Cauteruccio mette a nudo il suo personaggio, si espone: “questo sono io, sono Krapp” sembra dire mentre prepara da mangiare “e voglio che tutti lo sappiano e dividano con me il mio dolore e le mie angosce di uomo solo”. Finito il pasto il cucinotto sparisce e il protagonista avanza dal fondo della scena seduto davanti ad un grande tavolo colmo di scatole di cartone e con un magnetofono in evidenza. Krapp riascolta ciò che aveva registrato trenta anni prima, nel giorno del suo trentanovesimo compleanno. Riascoltando il nastro riaffiorano quei sogni svaniti, quelle illusioni, quelle scelte sbagliate. Il nastro riporta Krapp indietro nel tempo: alla morte della madre, alla sua storia d’amore respinta, alla sua carriera letteraria infelice. Il succo dello spettacolo è proprio la crisi del rapporto tra uomo e macchina, tra memoria umana e memoria registrata e riprodotta, tra realtà vera e realtà mediatica. L’ultimo nastro di Krapp diventa simbolo di questa crisi che Beckett ha affrontato precorrendo i tempi. La memoria registrata si contrappone a quella reale in un gioco che serve a far ricordare Krapp, ma lo stato d’animo del presente è molto più smarrito rispetto a quello del passato. Quindi la tecnologia è vista qui come un male, come un nemico, come un qualcosa che ferisce ma che è estremamente reale. Krapp fa i conti con la realtà grazie al progresso. Queste sono le tematiche care a Cauteruccio e al suo background di teatrante tecnologico e sperimentatore. Una tecnologia che è appunto chiave di lettura e che si esalta nei dolci movimenti dei quattro oggetti che fanno da contorno alla scrivania. Questi oggetti, che si muovono e respirano ogni volta che il protagonista esce di scena, sono il deposito di memoria di Krapp, sono il suo passato che respira. A questo “vecchio sfatto”, con “un paio di stupefacenti stivaletti bianchi”, non resta altro che mandar giù banane e whisky e lasciarsi andare alla fine dei suoi giorni, in un crescendo continuo di decadenza fisica, mentale e morale. La parte finale del testo è stata riscritta in chiave dialettale come molte delle produzioni dei Krypton. Questa operazione sembra quasi fatta apposta per celare al pubblico l’epilogo della vita di Krapp, ormai condannata a una piatta fine. Le musiche e le elaborazioni vocali sono eseguite dal vivo, le luci sono protagoniste. Il pubblico assiste a questo gioco di pieni e vuoti, di pause e riflessioni ad alta voce, di lenti movimenti e rumori assordanti. Noia e riflessione da parte di un grande uomo di teatro.

Compagnia Krypton

L’ultimo nastro di Krapp

di Samuel Beckett

diretto e interpretato da Giancarlo Cauteruccio

musiche ed elaborazioni vocali composte ed eseguite dal vivo da Andreas Froba

progetto scenico di Giancarlo Cauteruccio

progetto luci di Roberto Innocenti