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Posts Tagged ‘giancarlo cauteruccio’

IAT 4-10feb: Teatro Valdoca, Deflorian/Tagliarini, un nuovo Beckett per i Krypton

Il Teatro Valdoca torna a Roma con l’ultimo spettacolo Ora non hai più paura (al T. Palladium, dal 6 al 10). Intanto continua il festival Equilibrio all’Auditorium, questa settimana con Ali Thabet e Hèdi Thabet dalla Tunisia (il 5), la prima mondiale di Fear and Desire (il 7) coreografia di Julie Anne Stanzak (danzatrice del Tanztheater di Pina Bausch). Per quanto riguarda le realtà più off, segnalo al rinnovato Teatro PlaYgramul Bestiario, un monologo irriverente e satirico di Simone Fraschetti che, attraverso la storia di tre bestie che sono altrettante allegorie del potere, racconta le vicende di tutta l’umanità (l’8 e il 9). Un’occasione per vedere Il sacro della primavera di Balletto Civile: il 6 al T. Tor Bella Monaca. Ma come dimenticare l’inizio della seconda edizione di Parabole fra in sanpietrini (di cui fattiditeatro è media partner), questa settimana con 20ChiaviTeatro in Soprailcielodisanbasilio (8 e 9).

Ora non hai più paura

Ora non hai più paura

Andiamo a Milano: al T. Franco Parenti REPORT DALLA CITTÀ FRAGILE di e con Gigi Gherzi dal suo romanzo Atlante delle norme e dei salti. Regia di Pietro Floridia. Gherzi accoglie il pubblico all’ ingresso e lo invita a percorrere lo spazio disseminato di oggetti: sono le preziose tavole tridimensionali create da Floridia con materiali recuperati. A ciascuna corrisponde una domanda, o meglio un’ immagine alla quale si può rispondere scrivendo su block notes messi a disposizione (dal 5 al 10).

Le compagnie romane vanno a Milano per avere un po’ più di continuità rispetto alla frammentata realtà della Capitale (solo le grandi istituzioni riescono a fare stagioni compiute, le altre stagioni a singhiozzo, India chiuso, teatri di cintura ancora senza guida, spazi autogestiti dai destini imprevedibili, talvolta poca comunicazione ecc.). Tre esempi questa settimana: al PIM OFF arriva Reality di Deflorian/Tagliarini (dal 9 all’11, leggi la recensione); al T. della Contraddizione Kataklisma propone Digerseltz di e con Elvira Frosini (dal 7 al 17); all’Elfo Puccini La palestra ore 18:00 regia Veronica Cruciani (dal 5 al 10). Per il teatro di figura, segnalo il ritorno del festival IF questa settimana Point Zĕro presenta TROIS VIEILLES di Alejandro Jodorowsky [8 e 9).

Trois Veilles - photo: teatrodelburatto.it

Trois Veilles – photo: teatrodelburatto.it

In Toscana si infiammano le stagioni: al Metastasio di Prato Un tram che si chiama desiderio con Laura Marinoni e Vinicio Marchioni. Regia Antonio Latella (dal 7 al 10). Dal Salento al T. Manzoni di Pistoia arriva PALADINI DI FRANCIA produzione Cantieri Teatrali Koreja (l’8). A Pontedera, Teatro Era, interessante esperimento che prova a mettere in relazione 11 gruppi di teatro per uno scambio di esperienze sul modo di creare uno spettacolo. Il progetto è stato denominato Scendere da Cavallo per descrivere il momento di riflessione che avviene dopo una faticosa cavalcata. Tra queste, 4 proporranno uno spettacolo ovvero Carrozzeria Orfeo, Lo Sicco/Civilleri, Teatro dei Venti e Biancofango (dal 7 al 10). Tornando sul versante fiorentino: al T. Everest arriva Codice Ivan con What the hell is happiness? (il 9). Ma l’evento della settimana è a Scandicci, T. Studio Krypton: a distanza di quindici anni dal primo allestimento di Finale di Partita, tradotto in calabrese con il titolo di U juocu sta’ finisciennu, Giancarlo Cauteruccio torna al suo autore guida Samuel Beckett e indossa di nuovo i panni di Hamm, in una edizione rinnovata in italiano (dal 5 al 10). Come se non bastasse, concludo con i Carmina Burana di Zubin Mehta e La Fura dels Baus al Nelson Mandela Forum con il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino che porterà la grande musica classica, quella dei Carmina Burana, cantata scenica scritta da Carl Orff nel 1937, su testi medioevali (l’8).

Finale di partita - photo: Massimo Bevilacqua

Finale di partita – photo: Massimo Bevilacqua

IAT 10-16dic > Territori d’autore con Virgilio Sieni al Pigneto. Tra Groucho Marx e Gianni Brera a Milano. Un Euripide per Cauteruccio a Scandicci

#ROMA

10 lun @ Centrale Preneste > PRATICELLI IN FIORE un progetto di Virgilio Sieni. “Mi rivolgo ad alcuni abitanti di questo territorio, per intraprendere insieme un gioco fondato su azioni coreografiche che intendono sprofondare nella natura del gesto come un dolce, o amaro, viatico all’incontro col corpo. Partendo dalle loro tracce, nei pensieri, nelle posture, nei gesti, nei margini e argini silenziosi, ma a volte urlati, nelle declinazioni dinamiche del corpo tra narrazione, storia e urgenza di apertura, cercheremo di dar vita ad un ciclo di apparizioni fantastiche che guardano ad un passato urbano fatto di radure e prati, che si intravedono solo nelle tracce del corpo e nel desiderio di apertura”. (V.S.) Nell’ambito di LA PROVINCIA IN SCENA – Territori d’autore a cura di Debora Pietrobono. [replica l’11]

10 lun @ T. India > Seconda settimana di #Perdutamente, la factory romana voluta dal Teatro di Roma con le 18 compagnie top del momento (secondo Lavia e i suoi consiglieri ;-)). Non spettacoli ma incursioni, conferenze, esercizi, contaminazioni e altro. Si respira una bella atmosfera, consiglio di andare a vedere che accade. Leggi qui sotto i tweet della serata d’inaugurazione. [fino al 21]

11 mar @ T. La Comunità > Ancora in scena FAVOLE di OSCAR WILDE, uno spettacolo di GIANCARLO SEPE con Gianluca Merolli, Ivano Picciallo, Selene Jovy Rosiello, Mario Scerbo, Federica Stefanelli, Luca Trezza. [fino al 30]

Favole di Oscar Wilde - photo: Tommaso Le Pera

Favole di Oscar Wilde – photo: Tommaso Le Pera

11 mar @ T. della Cometa > MA CHE BELL’IKEA di Gianni Clementi, con Paola Minaccioni, Riccardo Fabretti. Regia Enrico Maria Lamanna. Un appartamento vuoto, in vendita. Una giovane coppia borghese, politically correct, sta valutando se acquistarlo o meno. Una coppia stanca, in crisi, arrivata presumibilmente al capolinea, che scompare nel bagno, impegnata nella visita degli ambienti. Dallo stesso bagno, dopo pochi istanti emerge una seconda coppia, anch’essa impegnata nell’identico sopralluogo. Una coppia coatta, nel senso più ampio del termine, aggressiva, “cattiva”, formata da un ambulante e una rumena, che fa di tatuaggi e griffes l’unico scopo di vita possibile. In effetti si tratta di un palazzo di nuova costruzione, nella periferia della città, e le due coppie stanno comprando due appartamenti speculari, anche se su piani diversi. Percorsi distanti, affidati apparentemente a parallele destinate a non incrociarsi mai. [fino al 6gen]

13 gio @ T. Biblioteca Quarticciolo > Punta Corsara presenta IL CONVEGNO, regia Emanuele Valenti. Il Convegno, azione teatrale sul tema delle periferie, è una drammaturgia originale collettiva, uno spettacolo conferenza in cui lo spirito e le parole di alcuni autori, Karl Valentin, Achille Campanile, Rem Koolhaas, Kurt Vonnegut, si mischiano e confondono con l’esperienza quotidiana di lavoro, con le cronache di periferia, essendo i fatti che realmente accadono inscindibili dal modo in cui vengono raccontati.

#MILANO

11 mar @ CRT Salone > DUKKHA di Effetto Larsen: il progetto trae ispirazione da un racconto di Ian McEwan intitolato Conversazione con l’uomo nell’armadio. In particolare del racconto rimane un luogo, una stanza, eletta a contenitore dello spettacolo. Un uomo senza nome ha trascorso in quella stanza tutta la sua esistenza, dando vita al suo piccolo universo: giochi e passatempi, ricordi e ossessioni, gesti e abitudini che scandiscono il ritmo di un’esistenza, diventandone metafora. Uno degli elementi fondanti di questa stanza è il suono, registro invisibile che segue lo sviluppo delle azioni, nutrendo e sostenendo l’immaginario di chi osserva. [fino al 16]

12 mer @ T. Franco Parenti > IL PRINCIPE AMLETO: artista di riferimento per molti artisti e spettatori, Danio Manfredini, ormai giunto al pieno della sua maturità artistica, mette in scena il testo capitale della drammaturgia di ogni tempo. [fino al 14]

Lo stupro di Lucrezia

Lo stupro di Lucrezia

12 mer @ T. i > Teatro di Dioniso presenta LO STUPRO DI LUCREZIA di William Shakespeare, uno spettacolo di Valter Malosti. Shakespeare qui dispiega la sua potentissima lingua e la capacità geniale di mescolare l’orrore all’anti-tragica parodia, con una specie di equilibrio incantatore che ci inghiotte nella musica delle parole senza concederci una qualche sospensione liberatoria. Una lingua tesa, turgida che sarà resa in italiano attraverso la versione teatrale di Malosti tratta e adattata dalla recente traduzione in endecasillabi di Gilberto Sacerdoti. [fino al 17]

13 gio @ T. Menotti > CHIAMATEMI GROUCHO, elaborazione drammaturgica Emilio Russo, regia Marco Balbi. Chiamatemi Groucho rende omaggio ai giochi di parole, alle battute paradossali, al teatro dell’assurdo dei fratelli Marx. Un tributo all’ironia demenziale di Groucho Marx a cui l’intero umorismo contemporaneo, cinematografico e non solo, deve qualcosa di immenso: da Woody Allen ai Fratelli Cohen, da Zucker-Abrahams-Zucker a tutti i comici venuti fuori dal Saturday Night Live, tutti hanno guardato al nonsense surreale dei fratelli Marx come a un faro. Un percorso in apnea tra musica dal vivo, canzoni, sketches, dialoghi e sceneggiature assurde, per ritrovare quell’urlo liberatorio e di scherno che lui e i suoi fratelli hanno saputo scagliare con il loro fantastico umorismo anarchico e surreale alla società vanagloriosa, alle ipocrite convenzioni e alle tronfie istituzioni. [fino al 31]

14 ven @ T. Verdi > Scimmie Nude presentano Macchine, sinfonietta per corpi e voci spettacolo abbinato a un laboratorio: l’idea è quella di dare la possibilità di conoscere il linguaggio delle Scimmie Nude non solo attraverso la visione degli spettacoli che ne hanno decretato il successo nelle precedenti stagioni, ma anche attraverso un lavoro pratico dove il regista della compagnia Gaddo Bagnoli, coadiuvato da due attori (Claudia Franceschetti e Igor Loddo) mostreranno le basi della loro ricerca, direttamente in teatro sulla scena degli spettacoli e in concomitanza con gli stessi. [fino al 16]

15 sab @ T. Franco Parenti > GIOÀNN BRERA L’INVENTORE DEL CENTRAVANTI: interpretato da Bebo Storti, artista che riesce a far ridere e a commuovere coniugando comicità e tragedia, lo spettacolo scritto da Sabina Negri con musiche dal vivo e canzoni di Enzo Jannacci, è dedicato a Gianni Brera, il più grande giornalista sportivo italiano di sempre, colui che ha inventato un linguaggio per raccontare il calcio, il ciclismo e l’atletica come “epos”. La pièce fa riemergere la sua personalità complessa inserendo la sua vicenda umana e professionale nella storia italiana del Novecento, riletta attraverso le imprese, i trionfi, i drammi sportivi di Coppi e di Bartali, di Meazza e del Grande Torino. Spettacolo con la partecipazione di ospiti del mondo dello sport e del giornalismo. [fino al 18]

#TOSCANA

11 mar @ T. Studio di Scandicci (FI) > Approda a Scandicci Crash Trōades, spettacolo prodotto all’interno del progetto TU – Teatro Urbano, con cui Giancarlo Cauteruccio concretizza un percorso avviato negli ultimi anni e dedicato alla formazione creativa, avvertita come parte attiva e fondante del processo di produzione teatrale. Da aprile questo cantiere creativo in movimento, a cui hanno preso parte attiva quindici allievi tra attrici, danzatrici, cantanti liriche e operatori della scena, ha compiuto un particolare viaggio teatrale nella Toscana, procedendo per tappe e mettendo in gioco tre tipologie di luoghi urbani. La prima tappa è stata San Gimignano, scelta come esempio tipico di centro storico, a cui ha fatto seguito Piombino, critica area industriale; ultima tappa l’area metropolitana di Scandicci, sintesi dell’iter. Crash Trōades è una zoomata nel femminile, basata su una tessitura drammaturgica che innesta nel testo euripideo pagine di due autrici, testimoni di immani tragedie dei nostri giorni: Anna Politkovskaja con Cecenia e la rwandese Yolande Mukagasana (Nobel per la pace 2011) con Le ferite del silenzio. [fino al 16]

Crash Trōades - ph: Gabriella Di Tanno

Crash Trōades – ph: Gabriella Di Tanno

12 mer @ T. del Sale di Firenze > “Mi chiamo Celli Annunziata, sono nata a Papiano… mi pare, il 26 di Marzo 1923, e sono la nonna della persona che vi sta davanti in questo momento”: ANNUNZIATA DETTA NANCY di e con Riccardo Goretti in scena al mitico Teatro del Sale di Fabio Picchi e Maria Cassi. Da un evidente paradosso nasce un racconto spontaneo. Che ha come scopo proprio quello di annullare il paradosso iniziale. Come si può accettare che la persona che vi parla sia anche la sua stessa nonna, e poi suo padre e poi sua madre? Forse la risposta si può trovare seguendo il filo dei ricordi, dondolando in bilico sugli anni passati che sembrano sempre presenti, provando a capire che tutti noi non siamo, né siamo mai stati, né saremo mai, solo il nostro corpo.

12 mer @ CanGo di Firenze > AMBRA SENATORE ripropone il suo PASSO. Leggi la recensione.

12 mer @ Spazio K di Prato > Dalla Spagna Dutor-de Palol in Y por que John Cage. E perché John Cage? è uno studio sul suono e sul significato del linguaggio. Il potere del suono delle parole, il suono come struttura e come viaggio dinamico. Un linguaggio sensoriale, piuttosto che significativo. “Non vogliamo essere significativi, al contrario vogliamo essere insignificanti per penetrare nella realtà dei sensi, delle relazioni, delle percezioni e delle materializzazioni. Il linguaggio in sé può essere qualunque cosa. Ciò che diciamo non è importante, ma lo è il modo in cui ci esprimiamo, con gli strumenti musicali e coreografici che usiamo per distruggere il testo e tuffarci nella performance, insinuandoci e surfando sulle onde dell’immaginazione”.

14 ven @ T. Don Bosco di Marina di Pisa (PI) > LE MINNE DI SANT’AGATA  di e con Valentina Bischi, liberamente tratto da Il conto delle minne di Giuseppina Torregrossa (ed. Mondadori). Ogni anno, il 5 febbraio si ricorda il martirio di Sant’Agata, torturata, sottoposta allo strappo dei seni, infine arsa sui carboni ardenti per ordine del proconsole Quinziano, perché abiurasse la sua fede cristiana. Ogni anno, il 5 febbraio nonna Agata racconta alla piccola Agatina la storia della Santa catanese, alla quale entrambe devono il proprio nome, e alla quale dedicano la preparazione delle minne, i dolcetti siciliani che imitano i seni della giovane martire.

15 sab @ T. Magnolfi di Prato > IL TOPO di Raffaello Pecchioli, adattamento e regia PAOLO MAGELLI. In scena gli allievi della scuola di formazione per giovani attori IL MESTIERE DEL TEATRO: Francesco Argirò, Francesco Bentivegna, Sara Bonci, Matteo Brini, Tommaso Carli, Laura Ceccherini, Valentina Cipriani, Alessandro Conti, Guendalina Degl’Innocenti, Francesco Dendi, Claudia Domenici, Ciro Gallorano, Maria Elena Gattuso, Lorenza Guerrini, Adelaide Mancuso, Giulia Mercati, Antonella Miglioretto, Stefania Spinapolice. “Raffaello Pecchioli è senza dubbio uno dei maggiori Poeti toscani contemporanei. Sono in pochi a conoscerlo perché ha vissuto una vita schiva, eremitica. Ma Raffaello ha scritto migliaia di poesie, splendida prosa, e, come pochi, ha parlato di noi. Ci ha amato spudoratamente. Ci ha restituito il volto che abbiamo perduto”. (P.M.)

IAT 14-20mag > Teatri di Vetro invade di teatro la Garbatella. Il Figuren Theater Tübingen al Verdi di Milano. Cauteruccio conclude i suoi cinque atti teatrali sull’opera d’arte a Scandicci

#ROMA

15 mar @ T. Tor Bella Monaca > PEAU! da Pelle d’asino, testo e regia Vincenzo Manna. Prima nazionale per la popolare fiaba francese divenuta nota per la versione in versi realizzata da Charles Perrault nel 1697: una fiaba che affronta tematiche sicuramente poco frequentate per il pubblico dei più giovani. Ed infatti, argomenti come, la scoperta della sessualità, la precarietà delle relazioni affettive all’interno del nucleo familiare, il coraggio di tenere fede alla propria coscienza e di affrontarne le sofferenze, trovano spazio, linguaggio e azione nella pièce teatrale che toglie alla fiaba ogni connotazione medievale, per creare figure universali nelle quali rispecchiarsi e riconoscersi. [fino al 18]

Peau!

17 gio @ Forte Fanfulla > Nono appuntamento con Parabole tra i sanpietrini, rassegna che ha portato una ventata di novità nella scena romana (sia di contenuti che di metodi): va in scena questa settimana Alessandra Della Guardia con Pulp-Ami: “A volte non si combatte apertamente. Lo so è frustrante. È come stare davanti ad un caminetto, il fuoco si spegne, la cosa ti fa rabbia, ma nessuno ha mai provato a metterci dentro la legna. Ad alimentare quel fuoco”. [fino al 18]

17 gio @ T. Palladium e altri spazi > Al via Teatri di Vetro, la rassegna diretta da Roberta Nicolai e organizzata da triangolo scaleno teatro. Tra i numeorsi spettacoli che invaderanno i suggestivi Lotti della Garbatella e non solo, in questa prima settimana segnalo Inquanto Teatro, Tamara Bartolini e Michele Baronio, il cortometraggio di Daniele Ciprì con i Menoventi [leggi la recensione], Erosanteros, Andrea Cosentino e Foscarini:Nardin:Dagostin [qui sotto il tweet dell’anteprima a VolterraTeatro 2011]. [fino al 26]

20 dom @ RDC > Briganti di e con Gianfranco Berardi. [fino al 21]

#MILANO

15 mar @ T. Elfo Puccini > LE MATTINE DIECI ALLE QUATTRO testo e regia Luca De Bei. Tre personaggi pieni di intensità e vigore danno vita alla storia di tre ragazzi di una borgata romana che ogni mattina all’alba aspettano l’autobus che li porterà al lavoro. La ragazza, italiana, fa le pulizie, i due ragazzi, uno italiano e uno romeno, lavorano in un cantiere edile. Nella nebbiosa e buia strada che li accoglie alle quattro del mattino o poco meno c’è spazio per un fulmineo quanto struggente innamoramento. La loro realtà è fatta di lavoro nero, levatacce, turni massacranti, tentativi di fuga dal quotidiano, ma malgrado tutto c’è posto per l’ironia, per la voglia di una vita migliore e, soprattutto, per un disperato bisogno d’amore. [fino al 20]

15 mar @ T. Studio > Tratto da Palace of the end di Judith Thompson, la più importante drammaturga canadese, Un angelo sopra Bagdad attinge direttamente da fatti di cronaca, mostrando, sullo sfondo della guerra in Iraq, la parte peggiore della nostra storia contemporanea. In primo piano le vicende di Lyndie England, soldatessa americana condannata per torture sessuali nel campo di Abu Graib; David Kelly, microbiologo, morto in circostanze sospette dopo aver testimoniato sull’infondatezza del dossier sulle armi di distruzione di massa presentato dal governo inglese che avvalorava l’intervento militare americano in Iraq; una madre irachena, moglie del capo del Partito Comunista, che dopo aver visto torturare e uccidere i propri figli dal regime di Saddam, viene a sua volta uccisa dalle bombe dell’invasione americana. Tre condannati a morte dalla storia che ci raccontano la loro esperienza personale. [fino al 20]

16 mer @ Spazio Tertulliano > SACCARINA di Davide Carnevali, diretto ed interpretato da Fabrizio Martorelli, Silvia Giulia Mendola ed Alberto Onofrietti. In una Milano poco attraente, due attori poco capaci e un cane poco fedele, sotto la guida di un produttore poco raccomandabile, seguendo le indicazioni di un autore poco presente, preparano la registrazione della puntata pilota di una fiction poco appetibile. [fino al 20]

Saccarina

19 sab @ T. Verdi > Ultimo appuntamento dell’anno per IF: il Figuren Theater Tübingen presenta AVEC DES AILES IMMENSES da Gabriel Garcia Marquez in prima nazionale. [fino al 20]

20 dom @ T. i > Doppia Socìetas Raffaello Sanzio con IL REGNO PROFONDO parte I e parte II. Il testo fa parte di una raccolta di articoli scritti da Claudia Castellucci sulla realtà quotidiana. La vita di tutti i giorni è osservata da un punto di vista sotterraneo, cercando di comprendere il movente e il fondamento dei gesti; cercando di porre quelle domande che caparbiamente i semplici rivolgono senza ottenere risposta. Quello che costituisce il substrato profondo delle abitudini secolari dell’umanità, affonda in una mancanza di fondamento che rende quasi irreale la realtà. [fino al 26]

#TOSCANA

18 ven @ T. Studio di Scandicci > QUINTO ATTO di OA cinque atti teatrali sull’opera d’arte, ideazione e regia Giancarlo Cauteruccio: La musica con l’opera di Cristina Volpi. La giovane artista milanese muove la propria ricerca attorno all’universo dell’archetipo femminile, sviluppando un percorso che segue l’evoluzione della linea, come segno, al filo e al tessuto, inteso come materia prima e simbolo della donna di ogni cultura e ogni tempo. Viene proposta una elaborazione del progetto Penelope, che Cristina Volpi porta avanti dal 2010: un abito da sposa composto con tessuti mimetici di uso militare. Questo ibrido viene presentato al Teatro Studio in una nuova declinazione, Penelope è Ulisse, dove l’abito viene indagato nella sua specificità di sovrastruttura, di protesi per il corpo e di seconda pelle in grado di definire nuove identità, mutanti e temporanee. Cauteruccio conclude questo primo ciclo del viaggio intorno all’opera d’arte con un’azione fortemente poetica che vede al centro ancora una volta il corpo. Oggetto e al tempo stesso strumento dell’indagine è la musica: nella performance questa volta Cauteruccio si avvale della collaborazione del GAMS ensemble, con il suo quintetto d’archi coordinato da Giovanna Berti. Lo spazio sarà attraversato da grandi proiezioni video che amplificano nella scena il planisfero pazientemente ricamato a mano dall’artista, su una sequenza di diciassette tele di lino pregiato. Questa aspirazione alla descrizione del mondo in una dimensione non verbale incontra l’azione degli strumenti musicali, qui intesi come protesi sollecitate dall’azione del corpo che propagano i suoni verso lo spazio, espandendo la fisicità oltre i suoi confini naturali.

Penelope è Ulisse opera di Cristina Volpi

#EMILIA-ROMAGNA

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Altre Velocità

[vintage] La decadenza di Krapp

Visto a Prato, Teatro Fabbricone, il 18 novembre 2003

Giancarlo Cauteruccio torna al Teatro Fabbricone per la sua seconda messa in scena di L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett. Il tentativo di interpretare il disagio esistenziale del protagonista diventa per il fondatore della Compagnia Krypton un pretesto per mettere in scena la sua vita, nel teatro. Cauteruccio “sente” il testo, lo fa suo, lo usa per rappresentare qualcosa che gli appartiene. Lo fa attraverso alcune scelte registiche moderne, non convenzionali, di impatto: la pantomima della preparazione del piatto (diverso ogni sera), la variazione in dialetto calabrese del monologo finale e il progetto scenico con gli oggetti in movimento. Cauteruccio-Krapp, prima di dedicarsi ai suoi nastri, impiega circa venti minuti, mugolando e gesticolando, per cucinare un piatto di pasta che dividerà con uno spettatore. Mentre divora quel piatto mostra l’avidità, la fine delle speranze, la solitudine di un uomo chiamato a fare, ancora una volta, i conti col passato. Questo preambolo e questa azione diretta al pubblico rappresentano il prologo dell’atto unico beckettiano, che si riduce ad un dialogo fra il vecchio protagonista e le registrazioni della sua voce più giovane. Cauteruccio mette a nudo il suo personaggio, si espone: “questo sono io, sono Krapp” sembra dire mentre prepara da mangiare “e voglio che tutti lo sappiano e dividano con me il mio dolore e le mie angosce di uomo solo”. Finito il pasto il cucinotto sparisce e il protagonista avanza dal fondo della scena seduto davanti ad un grande tavolo colmo di scatole di cartone e con un magnetofono in evidenza. Krapp riascolta ciò che aveva registrato trenta anni prima, nel giorno del suo trentanovesimo compleanno. Riascoltando il nastro riaffiorano quei sogni svaniti, quelle illusioni, quelle scelte sbagliate. Il nastro riporta Krapp indietro nel tempo: alla morte della madre, alla sua storia d’amore respinta, alla sua carriera letteraria infelice. Il succo dello spettacolo è proprio la crisi del rapporto tra uomo e macchina, tra memoria umana e memoria registrata e riprodotta, tra realtà vera e realtà mediatica. L’ultimo nastro di Krapp diventa simbolo di questa crisi che Beckett ha affrontato precorrendo i tempi. La memoria registrata si contrappone a quella reale in un gioco che serve a far ricordare Krapp, ma lo stato d’animo del presente è molto più smarrito rispetto a quello del passato. Quindi la tecnologia è vista qui come un male, come un nemico, come un qualcosa che ferisce ma che è estremamente reale. Krapp fa i conti con la realtà grazie al progresso. Queste sono le tematiche care a Cauteruccio e al suo background di teatrante tecnologico e sperimentatore. Una tecnologia che è appunto chiave di lettura e che si esalta nei dolci movimenti dei quattro oggetti che fanno da contorno alla scrivania. Questi oggetti, che si muovono e respirano ogni volta che il protagonista esce di scena, sono il deposito di memoria di Krapp, sono il suo passato che respira. A questo “vecchio sfatto”, con “un paio di stupefacenti stivaletti bianchi”, non resta altro che mandar giù banane e whisky e lasciarsi andare alla fine dei suoi giorni, in un crescendo continuo di decadenza fisica, mentale e morale. La parte finale del testo è stata riscritta in chiave dialettale come molte delle produzioni dei Krypton. Questa operazione sembra quasi fatta apposta per celare al pubblico l’epilogo della vita di Krapp, ormai condannata a una piatta fine. Le musiche e le elaborazioni vocali sono eseguite dal vivo, le luci sono protagoniste. Il pubblico assiste a questo gioco di pieni e vuoti, di pause e riflessioni ad alta voce, di lenti movimenti e rumori assordanti. Noia e riflessione da parte di un grande uomo di teatro.

Compagnia Krypton

L’ultimo nastro di Krapp

di Samuel Beckett

diretto e interpretato da Giancarlo Cauteruccio

musiche ed elaborazioni vocali composte ed eseguite dal vivo da Andreas Froba

progetto scenico di Giancarlo Cauteruccio

progetto luci di Roberto Innocenti