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IAT 14-20ott: Jan Fabre per Romaeuropa, Pippo Delbono al Piccolo

Roma > Mentre Romaeuropa affila le lame proponendoci un doppio Jan Fabre con due riallestimenti originali di spettacoli del 1982 (video) e 1984 (16, 17 e 20), la stagione teatrale del T. Valle Occupato inaugura con Un bès, il monologo di Mario Perrotta su Antonio Ligabue (17-20). Per Dominio Pubblico, l’interessante esperimento di stagione espansa T. Argot + T. dell’Orologio, segnalo lo spettacolo vincitore di Argot Off 2103: GabbiaNO, ovvero ‘dell’Amar per Noia’ della Compagnia Vanaclù (15-20, Teatro Argot). Al T. dell’Orologio segnalo anche Cashmere WA di Leonardo Stagliano regia Maurizio Panici (fino al 26). Infine, al T. Vascello Ida Bassignano mette in scena Malia di Gianni Guardigli (16-20).


Milano
Pippo Delbono è al Piccolo con il nuovo Orchidee. L’orchidea, fiore che sovente abbellisce le case borghesi, riassume il senso del viaggio di Delbono attraverso situazioni di stridente conflitto (fino al 17). A.H. di Antonio Latella arriva al T. Out Off (15-20). HAMLETELIA da William Shakespeare di Caroline Pagani apre la stagione dello Spazio Tertulliano (16-20). Mia Martini rivive al T. i con ULTIMA NOTTE MIA di Aldo Nove (16-28). Inoltre prosegue il festival Anteprima 89 giunto alla quarta edizione, questa settimana con Teatro La Madrugada e LeCall Theatre (fino al 19). Infine per il terzo anno consecutivo torna al T. Oscar IPAZIA. LA NOTA PIÙ ALTA, uno spettacolo ideato da Maria Eugenia D’Aquino all’interno del Progetto ScienzaInScena, dedicato alla filosofa, matematica e astronoma Ipazia (16-20).

Hamletelia

Hamletelia

Toscana > La Fondazione Pontedera Teatro presenta il progetto Pontedera Teatro Produzioni 2013. Debutta il nuovo spettacolo della Compagnia Laboratorio di Pontedera con la regia di Roberto Bacci dal titolo TU! Ognuno è benvenuto (18-3nov). Al Nuovo Teatro delle Commedie di Livorno Malasemenze in Otello alzati e cammina di e con Gaetano Ventriglia (17).

Orgy of Tolerance. L’opera d’arte totale di Jan Fabre

Jan Fabre - Orgy of toleranceHo assistito all’opera d’arte totale. Post wagneriana. Ho assistito all’opera d’arte totale degli anni Zero. Jan Fabre, nel suo Orgy of Tolerance [photo: Jean-Pierre Stoop] parte da un mito contemporaneo: quello della masturbazione e soprattutto quello della ricerca ossessiva dell’orgasmo. Moda, arte, consumo: siamo tutti vittime e la pagheremo, le prede del nostro razzismo si ribelleranno, i miti del nostro tempo ci tradiranno: Michael Jackson balla vestito da adepto del Ku Klux Klan, Gesù Cristo diventa un modello da sfilata, Barack Obama potrà dirci “yes, we come” ma anche “yes, we cum”. L’omaggio a Il portiere di notte di Liliana Cavani è tremendamente attuale. Dovremmo smettere di alimentare mercati malati, ma siamo troppo presi dai vernissage a dalla ricerca di biglietti omaggio per il teatro. Troppo froci per essere credibili. Troppa cocaina per essere lucidi. Vittime del capitalismo tardivo e delle nostre depravazioni. La tolleranza in cui ci illudiamo di vivere non basterà a salvarci, partorire i prodotti che consumiamo non potrà essere la soluzione. L’estasi del consumo ha vinto. Siamo corpi morti.

Da questi temi prende vita l’opera d’arte totale di Jan Fabre, il cui genio artistico ha avuto la definitiva consacrazione con la mostra personale al Musée du Louvre di Parigi (L’Ange de la métamorphose, 2008). Il suo Orgy ha tutto: un testo originale, dissacrante, moderno e pungente. Ambientazioni eleganti, scene da quadri di Edward Hopper. Luci perfette. Musica dal vivo rock, rap e non solo, recitazione multilingua e danza di alto livello per gli artisti totali della compagnia, col fucile perennemente a tracolla in attesa di non si sa quale guerra. Danzano sui divani Chesterfield (simboli della sicurezza domestica ma anche simboli estetici fine a sé stessi) e danzano anche i carrelli del supermercato. Si scorre verso il finale pirotecnico dove gli attori si uniranno per un vaffanculo a tutto il mondo, liberatorio come liberatoria sarà la danza di chiusura confusa e poetica.

Un pamphlet con la tagliente arma dell’autoironia. Un teatro totale, un orgasmo teatrale. Penso a certi registi nostrani, penso provocatoriamente di chiudere col teatro. Non credo che vedrò più niente di simile. Avrei concluso in bellezza.

Simone Pacini