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“A’ NDO STA, O PRESEPE?”

Sarebbe stato un autentico peccato, perderselo, questo “Natale in casa Cupiello”, scritto da Eduardo nel lontano 1931 e qui adattato, interpretato e diretto da un Fausto Russo Alesi, che sembra non accusar il colpo della distanza nel tempo. Sarebbe stato un peccato: per il genio mimico ed evocatore dell’attore Alesi, per l’assoluta liricità di certe sequenze e per la raffinata tenitura del ritmo – nonostante che la performance sfiori le due ore di spettacolo -, che riesce ad appassionare – fra ironia e dramma – pure in un dialetto napoletano spiccato e a tratti forse più intuito che compreso.

Certamente interessante il lavoro di drammaturg dell’anche regista Alesi, che colloca il ‘luogo’ dei fatti su di una piattaforma sospesa a poco più di un metro dal suolo, ottenendo – già con questo – l’effetto estraniante ed onirico di una pièce alla Beckett; ed il non-sense è lì, ad un tiro di schioppo: perché mentre attorno a Don Luca – lo sgangherato padre di famiglia – si consuma la tragicommedia dei taciti scandali familiari, lui non se ne accorge neppure, intento, com’è, alla sola realizzazione del suo presepe, che diventa il simbolo – ossessivo – di quel mondo a sua immagine e somiglianza, che non è riuscito a realizzare nell’ambito familiare. E lo dice pure, ad un certo punto: “Tu sei la mia nemica”, rivolto alla moglie Concettina, a cui imputa la responsabilità della cattiva educazione dei figli: Tommaso – ‘femminiello’ e ‘nullafaciente’: eccetto che opporre il suo cantilenate: “Nun me piace…”, alla rinnovata domanda paterna: “Te piac’o presepe?” – e la figlia Ninuccia, che, al contrario, ha un temperamento sanguigno e ribelle, che poco si addice al prototipo di ‘femmina’ dell’epoca e che, in uno scatto di nervi – anche ‘Masiello’, del resto, ne soffre… -, distrugge il frutto del suo paziente e prezioso lavoro. Né lui non si scompone: – come potrebbe rinunciare alla sua sola consolazione? – e, pacato, si rimette all’opera: “N’ata vota…”, restituendoci la complessità di un personaggio, che Alesi sa caratterizzare anche con piccoli gesti impercettibili – “Vogliamo stare leggeri…”, ripete, a proposito del pranzo: e, nel dirlo, sfrega pollice ed indice con gesto lieve e ripetuto, che ben fa intuire che la leggerezza a cui allude è quella del costo -.

Ma non è soltanto sospeso, quel non-luogo: è anche anonimo – potrebbe essere una lastra di asfalto stracciato da un qualsiasi contesto urbano: se non ché poi le didascalie ci dicono che si tratta dell’interno di una casa -, instabile – una goccia che cade ininterrotta dal soffitto, prima ancora che la rappresentazione inizi già ci aiuta ad annusarne l’atmorfera – , ‘work in pregress‘, in qualche modo: tant’è vero che l’attore – entrando da fondo sala – indossa il tipico caschetto da cantiere prima di recitare il suo antefatto: “Stavo meno inguaiato, quando non stavo sistemato” – e torna a calcarselo in testa, ogni qual volta esce dal ruolo per trasformarsi nell’ideale ‘coro’ monovoce, a cui affida la lettura delle didascalie o le scene esplicative e di commento -. Poi si tuffa sotto la struttura per riaffiorarne personaggio, passando attraverso una fenditura a forma di oblò a livello strada: si sfila il casco e comincia a rappresentare quella pletora di personaggi, che immediatamente si rivelano bonariamente “piccoli, meschini e ridicoli”, come gli appena citati personaggi del presepe.

Ed in questo è strabiliante, Fausto Russo Alesi: gli basta incurvar poco di più la schiena o piegare le ginocchia, accennare un’andatura un po’ più ancheggiante o una mano svolazzante a significar una sessualità non ben definita e, complice certo un sorprendente lavoro vocale, questo solo gli basta per dar vita ad una moltitudine di ‘tipi’, prima ancora che di personaggi. Così come ragguardevole è la sua fedeltà al testo di De Filippo – al punto da non ometterne neppure le didascalie -, nonostante la capacità di volgerlo in sussunzione lirica: di grande effetto non solo le sequenze volutamente oniriche – quella in cui il padrone di casa mima i personaggi del presepe, sottofondo di musica da carillon… -, ma anche quelle più descrittivamente prosaiche, che sa trasfigurare in una traslazione di maschere: fin dalla scena iniziale, quando interpreta non solo Lucariello, ma Lucariello-che-finge-Cuncettina, in un caleidoscopico giochi di rimandi e proiezioni di quel che ciascuno vede e ripropone dell’altro.

E, così, per i tre atti di questo Natale: la pre-vigilia con l’allestimento del presepe, il Natale, con l’accadimento della sfida fra il cognato e l’amante della figlia messi involontariamente a confronto dall’ignaro Luca; la malattia del protagonista, colpito da qualcosa di simile ad un ictus, a seguito del trambusto natalizio. Il tutto si conclude a centro scena: in un suggestivo e ben orchestrato gioco di movimenti, che portano i singoli personaggi ad accomiatarsi lì, all’ideale capezzale di Don Luca, ciascuno deponendo uno degli icastici oggetti scenici, che per tutto il tempo si sono passati di mano in mano. Quasi un ideale tributo all’eroe morente: un tumulo a ricoprir non tanto quello che è un parossismo di solitudini – come pure è intento dichiarato dal Russo Alesi -, quanto – a percezione di chi scrive – una replicazione di dinamiche fuorviate e fuorvianti, ma senza le quali rischieremmo di perdere la nostra identità di status. E’ la leggerezza che pervade il melodramma a ben predispone all’ascolto: lasciando che il materiale d’eco pirandelliana penetri e svolga la sua funzione maieutica.

A ‘ndo sta, o presepe?” Al Piccolo Studio Melato, fino al 22 dicembre.

IAT 14-20ott: Jan Fabre per Romaeuropa, Pippo Delbono al Piccolo

Roma > Mentre Romaeuropa affila le lame proponendoci un doppio Jan Fabre con due riallestimenti originali di spettacoli del 1982 (video) e 1984 (16, 17 e 20), la stagione teatrale del T. Valle Occupato inaugura con Un bès, il monologo di Mario Perrotta su Antonio Ligabue (17-20). Per Dominio Pubblico, l’interessante esperimento di stagione espansa T. Argot + T. dell’Orologio, segnalo lo spettacolo vincitore di Argot Off 2103: GabbiaNO, ovvero ‘dell’Amar per Noia’ della Compagnia Vanaclù (15-20, Teatro Argot). Al T. dell’Orologio segnalo anche Cashmere WA di Leonardo Stagliano regia Maurizio Panici (fino al 26). Infine, al T. Vascello Ida Bassignano mette in scena Malia di Gianni Guardigli (16-20).


Milano
Pippo Delbono è al Piccolo con il nuovo Orchidee. L’orchidea, fiore che sovente abbellisce le case borghesi, riassume il senso del viaggio di Delbono attraverso situazioni di stridente conflitto (fino al 17). A.H. di Antonio Latella arriva al T. Out Off (15-20). HAMLETELIA da William Shakespeare di Caroline Pagani apre la stagione dello Spazio Tertulliano (16-20). Mia Martini rivive al T. i con ULTIMA NOTTE MIA di Aldo Nove (16-28). Inoltre prosegue il festival Anteprima 89 giunto alla quarta edizione, questa settimana con Teatro La Madrugada e LeCall Theatre (fino al 19). Infine per il terzo anno consecutivo torna al T. Oscar IPAZIA. LA NOTA PIÙ ALTA, uno spettacolo ideato da Maria Eugenia D’Aquino all’interno del Progetto ScienzaInScena, dedicato alla filosofa, matematica e astronoma Ipazia (16-20).

Hamletelia

Hamletelia

Toscana > La Fondazione Pontedera Teatro presenta il progetto Pontedera Teatro Produzioni 2013. Debutta il nuovo spettacolo della Compagnia Laboratorio di Pontedera con la regia di Roberto Bacci dal titolo TU! Ognuno è benvenuto (18-3nov). Al Nuovo Teatro delle Commedie di Livorno Malasemenze in Otello alzati e cammina di e con Gaetano Ventriglia (17).

IAT 5-11nov > Doppio appuntamento con la Batsheva Dance Company per Romaeuropa, i Marcido sbarcano al Piccolo, settimo Zoom festival a Scandicci

#ROMA

5 lun @ T. Argot Studio > RedReading n.1: Notturno Pasolini un concerto “Divorando parole e musica, in una notte stellata, tra stracci rossi e odore di petrolio, continuiamo a cantare”. RedReading è un programma a cura di Tamara Bartolini e Michele Baronio: sette appuntamenti con la letteratura, la musica e la critica. Un lunedì al mese, in un’atmosfera informale un libro e il suo autore incontrano il teatro.

6 mar @ T. Tor Bella Monaca e T. Quarticciolo > Una tazza di mare in tempesta di e con Roberto Abbiati: un Moby Dick in 17 minuti, un concentrato di creatività e poesia [fino all’8]

6 mar @ T. Vascello > Prosegue Le vie dei festival, questa settimana con Compagnia di Ballo Mòra/Socìetas Raffaello Sanzio in LA SECONDA NEANDERTHAL coreografia, scene e costumi Claudia Castellucci, e poi ancora Enzo Moscato, il nuovo Cechov di Roberto Rustioni e Teatro Sotterraneo per ragazzi [fino all’11]

8 gio @ Auditorium Conciliazione > Doppio appuntamento con la Batsheva Dance Company: Dalla contemplazione intima all’esplosione più selvaggia: in Deca Dance Batsheva Dance Company squaderna con orgoglio tutta la sua gamma comunicativa, in uno spettacolo che riassume il percorso creativo del suo direttore Ohad Naharin. Il secondo appuntamento dedicato a Batsheva con Sadeh 21  approda alla produzione dello scorso anno del direttore per la compagnia israeliana [fino al 9]

Deca Dance – photo: romaeuropa.net

9 ven @ T. Eutheca > 3 appuntamenti con l’Odin Teatret di Eugenio Barba: lo storico Itsi Bitsi, la dimostrazione di lavoro Quasi Orfeo e Bianca come il gelsomino. Con gli attori storici della compagnia norvegese [fino all’11]

9 ven @ T. Tor Bella Monaca > Quello che è ormai un classico del Teatro ragazzi: Buchettino della Socìetas Raffaello Sanzio, tratto da Le Petit Poucet di Charles Perrault, narratrice Silvia Pasello, regia Chiara Guidi. Nella semi-oscurità di una grande camera da letto in legno, la Narratrice accoglie i bambini. I letti sono piccoli, di legno, con lenzuoli e coperte. Ognuno si sdraia nel suo. Quello sarà il suo posto [fino all’11]

#MILANO

5 lun @ Piccolo Teatro Studio > Ingegno visionario e scrittura drammaturgica fuori dagli schemi: l’Edipo re dei Marcido Marcidorijs scava nei significati più profondi del testo. Tra ironia e disperazione, l’inesorabile solitudine di chi è vittima del proprio destino. Regia di Marco Isidori [fino al 10]

6 mar @ T. Elfo Puccini > Menoventi in L’UOMO DELLA SABBIA di Consuelo Battiston, Gianni Farina e Alessandro Miele. «Partiamo da un testo – spiegano i Menoventi – dalle sue figure e dalle sue atmosfere. Un’esile trama da scarnificare ulteriormente. L’osso. Di meno. Il midollo, l’essenza. Il testo per noi è sempre un pre-testo. Qualcosa a monte da cui partire. La necessità è quella di riscrivere, di adattarlo ai bisogni del momento, di inglobarlo e bombardarlo di ulteriori riflessioni e riferimenti, di masticarlo insieme agli attori. Farlo nostro e noi farci suoi. È una sorta di matrimonio aperto a possibili tradimenti. L’uomo della sabbia di E. T. A. Hoffmann (1776 -1822) – padre dello smarrimento nel panorama della letteratura moderna – è il primo passo, la sua trama il primo filo del tessuto. Una lunga serie di altre suggestioni lo arricchiscono, ingrassano e completano».

photo: Arianna Lodeserto

7 mer @ T. i > HILDA di Marie Ndiaye regia di Renzo Martinelli con Alberto Astorri, Federica Fracassi e Francesca Garolla. Hilda non c’è. Non si vede mai, si parla solo di lei. Eppure è l’unica protagonista della pièce. Hilda è l’unico motore del testo, attorno a lei si muovono gli altri personaggi, attorno a lei mutano i dialoghi.La sua forza non è nella sua presenza, ma nella continua assenza. Frank e la padrona, in un confronto serrato, giocano una partita terribile e senza vincitor: contendendosi Hilda perdono se stessi (RM) [fino al 26]

8 gio @ T. dell’Arte > Festival Pulsi edizione 2012. Takla, storica organizzazione nata nel 1998 e con una chiara vocazione per l’improvvisazione come forma di espressione artistica, propone un festival in cui questa “disciplina” si rivolge più esplicitamente alla musica dal vivo e alla danza. Per la prima volta il festival ospita esclusivamente artisti italiani e propone un tema intorno a cui tutto si orienta: lo sguardo. Cosa e come vedono i nostri occhi? Cosa si guarda durante un’azione improvvisativa? Cosa, come e quanto percepiamo attraverso lo sguardo? I nostri occhi hanno la velocità del suono? Del movimento? E’ possibile per un fotografo fissare, fermare in uno scatto fotografico un’azione improvvisativa? Le performance e i workshop del festival cercheranno di riflettere su queste domande, indagando e formulando ipotesi, pensieri e riflessioni che saranno anche condivise con il pubblico nella giornata di sabato 10 novembre [fino al 13]

9 ven @ T. alle Colonne > Eugenio De’ Giorgi ritorna a Milano con lo spettacolo comico IL MALLOPPO di Marcello Marchesi, in occasione dei 100 anni dalla nascita [fino all’11]

9 ven @ Campo Teatrale > DUE PASSI SONO regia, testi ed interpretazione Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi. Premio Scenario per Ustica 2011 e Premio Inbox 2012 [fino all’11]

#TOSCANA

6 mar @ Teatro Studio di Scandicci (FI) > ZOOM FESTIVAL 2012 VII edizione “QUI & ORA” pieno di nomi interessanti: segnaliamo Gruppo Nanou, Costanza Givone [photo], Clinica Mammut, Fibre Parallele, Fagarazzi/Zuffellato e molti altri [fino al 12]

photo: Luís Martins

9 ven > DOTLINE danza propone questa settimana Company Blue alla Tenuta dello Scompiglio di Vorno di Capannori (LU), Miniatures officinae – 6 creazioni inedite commissionate a 6 coreografi d’origine mediterranea al CanGo di Firenze e Compagnia Stalk/Daniele Albanese al Teatro C di Livorno [fino all’11]

IAT 27feb – 4mar > Laura Marinoni e Vinicio Marchioni per Latella all’Argentina. Il primo Brecht di Luca Ronconi al Piccolo. Le struggenti maschere dei Familie Flöz a Firenze

#ROMA

28 mar @ T. Argentina > Antonio Latella è sicuramente uno dei registi più prolifici in circolazione, e raramente sbaglia un colpo. Eccolo alla prova con Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams, traduzione Masolino D’Amico. In scena, tra gli altri, Laura Marinoni e Vinicio Marchioni. Il testo è sicuramente noto al grande pubblico grazie al lungometraggio di Elia Kazan di cui sono protagonisti Marlon Brando e Vivien Leigh. [fino all’11mar]

Un tram che si chiama desiderio – photo: Brunella Giolivo

28 mar @ T. Trastevere > RITRATTO DI SIGNORA. IL TORMENTO DELLE FIGURE Omaggio ad Alda Merini di e con Elisa Pavolini. In scena le parole e le suggestioni di Alda Merini, incontrando virtualmente tanti personaggi che della sua vita hanno fatto parte. Uno spettacolo che è un pacchetto emotivo, che oltre essere visto va soprattutto ascoltato. “I miei amori cominciano nei tempi futuri. I veri amori sono dei sogni, sono delle invenzioni, sono dei parametri di poesia. Se questo o quell’altro uomo siano veramente esistiti, se abbiano toccato la mia carne, questo è un fenomeno secondario” (AM). [fino al 4]

29 mer @ T. Cometa Off > Nell’ambito di LET va in scena UOMINI O MARIONETTE da Heinrich von Kleist con Duccio Camerini. Il leggendario testo di von Kleist è il punto di partenza per una riflessione sul peso e la sua assenza, sul rapporto tra l’uomo e i silenzi di Dio, tra i segreti dell’inanimato e le infinite domande con cui ogni uomo condisce la sua vita. Che cos’è la marionetta? Un manufatto dell’uomo o un imbarazzante specchio? [fino al 2mar]

1 gio @ T. di Documenti > PER TROPPA VITA CHE HO NEL SANGUE. LA BREVE VITA E LA GRANDE POESIA DI ANTONIA POZZI, drammaturgia e regia di Anna Ceravolo, scene, costumi e allestimento di Carla Ceravolo. Antonia Pozzi nasce il 13 febbraio 1912, e muore suicida, a soli 26 anni, il 3 dicembre 1938. In un avvolgente scenario di immagini attinte dalla vita e dai luoghi di Antonia Pozzi, si snoda una partitura di prosa, poesia, musica e sonorità alla scoperta di una delle voci piú fulgide della nostra poesia. Nel centenario della nascita, uno spettacolo dedicato a una grande poetessa, a una giovane donna che non poteva rinunciare a sé stessa. [fino al 18]

4 dom @ RDC > Valerio Malorni presenta LA SCOPERTA DELL’AMERICA nella versione – solo, patate e tigna. La Storia nulla lasciò a Colombo della sua scoperta, fuorché monumenti, dopo la sua morte. La Scoperta dell’America è un racconto affamato del fluire della vita, è una serenata all’uomo, per scoprire e custodire il mondo di ciascuno, è la denuncia del potere e della forza, della vanità, della conquista e del possesso. Cristoforo Colombo è un uomo che intende svelare, dietro l’orizzonte, un mondo nuovo verso cui continuare, caparbiamente, nonostante tutto, continuare a navigare. [fino al 5]

#MILANO

28 mar @ T. Elfo > Carlo Cecchi e due testi di drammaturgia contemporanea britannica: ABBASTANZA SBRONZO DA DIRE TI AMO? di Caryl Churchill e PRODOTTO di Mark Ravenhill. La prima è una commedia che tratta del rapporto fra “a country” e “a man”, secondo l’indicazione dell’autrice. “The country” è gli Stati Uniti; “the man” è, a mio parere, un uomo europeo; o, più precisamente – essendo lo spettacolo recitato in italiano – un italiano. “The country” ha il suo vicario teatrale che si chiama, non per nulla, Sam; l’altro si chiama Guy, ma penso che il nome non abbia molta importanza. In Prodotto di Mark Ravenhill, un regista cinematografico racconta a una star il film che intende fare; cerca di trasmettere tutto il suo entusiasmo, sperando di conquistarla al suo film: senza la star, si intuisce, i produttori non cacceranno the money. [fino all’11 mar]

28 mar @ T. Grassi > Il primo Brecht non si scorda mai. Debutta Santa Giovanna dei macelliLuca Ronconi incontra per la prima volta il teatro di Bertolt Brecht e sceglie la storia di Giovanna Dark dei Cappelli Neri, ingenua e appassionata “eroina” dell’Esercito della Salvezza. “Santa Giovanna dei Macelli – spiega Ronconi – è un testo che mi ha incuriosito, per lo spirito caustico che Brecht vi manifesta e per la vena di cinismo che lo pervade”. Siamo a Chicago, durante la crisi del 1929. Il magnate della carne Pierpont Mauler vuole salvare i profitti a spese di operai, allevatori, concorrenti, azionisti, piccoli risparmiatori. Giovanna lotta contro di lui, ma finisce sfruttata da tutti: da Mauler che le si mostra fintamente amico, dall’organizzazione dei Cappelli Neri, che in apparenza difende gli oppressi ma si schiera con i potenti, dal sindacato che pesca nel torbido. Indomita, prosegue sino al martirio e finirà santificata dai suoi persecutori. “Brecht – dice Ronconi – è stato e rimane un grandissimo drammaturgo. Per Santa Giovanna immagino uno spettacolo compatto, denso, una considerazione sul testo brechtiano, una verifica del suo grado attuale di vitalità”. [fino al 5apr]

29 mer @ Spazio Tertulliano > CHICAGO SNAKES REUNION in Fino all’Ultimo Respiro / 30° ANNIVERSARIO DELLA FILARMONICA CLOWN. Tratto dalla Classica Pièce Teatrale di Bolek Polivka, con Valerio Bongiorno, Bano Ferrari, Piero Lenardon, Carlo Rossi. Regia di Bolek Polivka. Chicago Snakes è quasi una serata demenziale nella quale s’intrecciano motivi del circo, della farsa, della pantomima classica, perfino dell’avanspettacolo. Il titolo è preso dal nome di un immaginario complessino rock affacendato tra i massicci decibel di un normale concerto: il batterista di colore, i due chitarristi che sfoggiano un tipico punk look, il tastiera abbigliato come un nuovo dandy. La musica rimastica le aggressività dei Rolling Stones tra gli stereotipi del classico rock americano. Tutto andrebbe bene, se il dito della sfortuna non si mettesse ad armeggiare tra la attrezzature facendo saltare il playback. [fino al 4mar]

#TOSCANA

1 gio @ T. Metastasio di Prato > AMORE E CARNE con PIPPO DELBONO e ALEXANDER BALANESCU. “Questo concerto è il mio incontro con il violino. Il violino che suonava mio padre alla sera quando tornava da lavorare. Il violino che un giorno ha venduto. Il violino che non ho sentito più suonare. Il violino che appartiene ad un presunto legame familiare che tengo con Nicolò Paganini. Il violinista del demonio. Quando ho ascoltato Alexander Balanescu suonare il violino ho sentito in lui quelle note che uscivano come urli dell’anima. Ho risentito quelle note che non mi facevano dormire la notte da piccolo. E ho sentito in lui il canto di altre vite, di esili, di fierezze di un popolo, il canto di una terra bella e amara: la Romania. La voce e il violino si sono avvicinate mischiandosi con le parole di Pasolini, di Rimbaud, di Whitman, di Eliot, per cercare di trovare quei fili segreti, magici forse, che uniscono le persone, le storie, al di là delle differenze, al di là delle nazioni, della lingua, al di là dell’essere ancora qui vivi, al di là dell’essere già partiti” (PD).

2 ven @ La città del teatro di Cascina (PI) > BABILONIA TEATRI + MATTEO LATINO = GENERAZIONE SCENARIO. Babilonia Teatri in THE END di Valeria Raimondi e Enrico Castellani. Oggi la morte non esiste. Non se ne parla. Non la si affronta, né la si nomina. È un tabù. La morte viene occultata, nascosta. La consideriamo come qualcosa che non fa parte della vita. Matteo Latino presenta I N F A C T O R Y: “Quando le teste arrivano – tagliamo le corna. Dopo aver tagliato le corna – buttiamo le teste sul fuoco. Quando tutti i peli si sono bruciati – togliamo le teste dal fuoco. E le puliamo. E insegniamo loro a camminare.” [fino al 3]

2 ven @ T. Studio di Scandicci (FI) > Fanny & Alexander in DISCORSO ALLA NAZIONE, ideazione Luigi de Angelis e Chiara Lagani. Con Marco Cavalcoli. “Secondo l’agenzia di stampa ufficiale il Presidente si rivolgerà alla Nazione nei giorni 2 e 3 marzo, alle ore 21. Non è certo la prima volta, nella Storia, che un Presidente parla a un Paese. Ecco. Il Presidente parlerà. Cosa c’è di strano? Che accadrà? Chi saprà riconoscer la sua voce capirà.” Discorso Alla Nazione fa parte di un nuovo progetto di Fanny & Alexander sulle forme del Discorso, che comprende sei spettacoli-monologhi nei prossimi 3 anni. E’ una tappa intermedia tra Alla Nazione, radiodramma andato in onda su Rai Radio3 il 26 novembre 2011 e Discorso Grigio che debutterà a maggio 2012. [fino al 3]

2 ven @ T. Verdi di Firenze > INFINITA, un’opera di FAMILIE FLÖZ. Uno spettacolo sui primi e sugli ultimi istanti di vita, sulla nascita e sulla morte. È uno spettacolo sui momenti in cui avvengono i grandi miracoli della vita, il timido ingresso nel mondo, i primi coraggiosi passi e l‘inevitabile caduta finale. “Questo è un pezzo teatrale riempito di maschere magiche, sublime teatro d’ombra e musica coinvolgente”. Lo spettacolo è un mosaico dei grandi piccoli momenti della vita. Semplice, e composto delicatamente, è un breve sguardo sui temi perpetui della nascita, del sesso, della morte e tutto ciò che è universalmente comico. [fino al 4]

2 ven @ Teatro di Rifredi (FI) > Stasera ovulo di Carlotta Clerici, regia di Virginia Martini, con Antonella Questa. Una donna moderna, felicemente sposata, un lavoro gratificante, la vita frenetica del ventunesimo secolo… poi un giorno scatta l’orologio biologico, la voglia di avere un figlio, una voglia che giorno dopo giorno si fa sempre più grande, fino a diventare una necessità. Una tematica che l’odierno stile di vita, rende più che mai attuale. [fino al 4]

2 ven @ T. Fabbricone di Prato > DOPO LA BATTAGLIA, uno spettacolo di PIPPO DELBONO con Dolly Albertin, Gianluca Ballaré, Bobò, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Simone Goggiano, Mario Intruglio, Nelson Lariccia, Marigia Maggipinto, Julia Morawietz, Gianni Parenti, Pepe Robledo, Grazia Spinella. Delbono nella sua nuova creazione si apre a una composizione strumentale che sfocia in flusso continuo, trapassa lo spazio, per traghettare verso la poesia del divenire. Mescola la pulsazione ritmica della danza con la musica le parole e i versi lirici, per trasfigurare il dolore del presente in fede nel futuro, in armistizio per chi ha il coraggio di guardare cosa succede ‘Dopo la battaglia’. I componenti storici della Compagnia Delbono, irrompono continuamente nell’inatteso, in un mare in perenne metamorfosi, dove per salvarsi, bisogna naufragare. Accompagna questo viaggio una presenza nuova, quella della danzatrice Marigia Maggipinto già storica componente della compagnia di Pina Bausch. Delbono fiancheggia e sospinge i suoi compagni di scena, in uno spazio-mente grigio, che diventa crocevia dell’immaginario, dove si alternano figure che rappresentano la nostra società e cultura senza veli, i vizi e le miserie di un popolo ingabbiato e cieco, mosso a comando, flash di vita tra viltà ed eroismi. Riecheggiano in un rito laico e sacrale le parole tratte da testi di Antonin Artaud, Franz Kafka, Alda Merini, Pier Paolo Pasolini, Walth Whitman,Rainer Maria Rilke, Alejandra Pizarnik. Le note di Verdi, Elis Regina, Irene Jacob, Paganini, Maria Salgado. [fino al 4, ma già il 28 a Cascina]

3 sab @ T. Bucci di Arezzo > 11a stagione per il Brecht della Compagnia della FortezzaSing Sing Cabaret – Scene da i Pescecani, spettacolo concerto con Ceramiche Lineari, Marco Bagnai (chitarra e voce), Antonio Chierici (basso, cori e synth) e Marzio Del Testa (batteria, percussioni e loops). Regia di Armando Punzo, con i detenuti attori della Compagnia della Fortezza e e con Stefano Cenci e Pascale Piscina.