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Provaci ancora

 

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Il quattro Marzo 2011 Il CinemaTeatroLux di Pisa vede andar in scena Provaci ancora [photo], vincitore del premio Udine 2010, di e con Francesco Cortoni accompagnato da un’eclettica Silvia Lemmi. Si tratta di un inno all’amore. Ma di quello impossibile. Forse il più romantico. E spunto di questo sentimento così straziante, perché inafferrabile nella sua completezza, saranno i due personaggi shakespeariani di Romeo e Giulietta. E’ dalle loro morti, infatti che ha inizio lo spettacolo, con un gioco metateatrale in cui, colui che interpreta Romeo, con un candelabro in mano, posizionato sul corpo di colei che giace nei sonni più tranquilli, Giulietta, esorta il pubblico ad entrare per assistere al vero sposalizio tra i due amanti: lo sposalizio di cui parla è la morte. Morirà Romeo, come di copione, bevendo un goccio di veleno pronunciando la famosa battuta "E così con un bacio io muoio" (Atto 5 scena III); quando Giulietta si sveglia, trovando l'amante morto accanto a lei, si trafigge con il pugnale di Romeo. Ma noi vediamo in realtà due marionette “craigiane” su un proscenio, che si muovono come tali e senza modulazioni di voci. E che si rialzeranno per prendersi l’applauso e dare vita alla vera “tragedia o commedia” (perché sarà questo il leitmotiv dell’intera performance). Non abbiamo più a che fare con Romeo e Giulietta ma con Giannozzo e Mariotta, due comuni amanti dei nostri tempi che vivono dentro un circo, che riecheggia il mondo cinematografico felliniano in Otto e mezzo. Altalenando a momenti di comicità intensa a momenti di drammaticità acuta, si respira un’aria di malinconia e tristezza perché i due amanti non riescono a trovare, come Romeo e Giulietta, quei necessari punti d’incontro in una coppia per vivere in armonia e serenità una storia d’amore terrena. Ed è proprio dietro al tendone di un circo che i due discutono, lasciando intravedere a noi solo le loro ombre/anime disperate, alla continua ricerca di una felicità in UNO che pare non essere raggiunta. Mentre fuori dal tendone c’è la farsa dello spettacolo che continua, perché deve continuare agli occhi degli altri: uno “spettacolo che deve riuscire bene”; ma nemmeno quello avrà successo. Chi ne ha sempre preso consapevolezza fin dall’inizio sarà Mariotta. Appare come il personaggio di Sonja nello Zio Vanja, opera cechoviana: innamorata, ma addolorata, rassegnata alla realtà terrena Donna innamorata, ma sofferente per il mancato raggiungimento della felicità terrena con il proprio compagno, decide di rompere la farsa, e di dare il via libera alla tragedia, la stessa shakesperiana. E come in un rito, lento, doloroso, ma necessario, i due andranno insieme incontro alla morte ritrovandosi a cantare un Meraviglioso di Domenico Modugno, senza nessuna movenza scenica. Rimangono lì fermi, uniti, sul quel proscenio che li ha visti recitare all’inizio una farsa di una tragedia (o commedia?) shakespeariana. Ma ora sono protagonisti di una loro esigenza di ritrovarsi insieme dettati dal sentimento dell’amore. Felici? No? Non lo sappiamo. Ma sappiamo solo una dolce melodia che fa da contrasto alla fine di due vite, nella realizzazione di una morte , necessaria. [Maria Francesca Stancapiano]

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Cabaret e ironia nel circo del Pinter politico

Flying Pinter CircusDa un’idea di Paolo Pierazzini e Dario Focardi è partito da Pisa, per girare molti teatri della toscana, uno spettacolo che ha marchiato un grande punto interrogativo nello spettatore. Si tratta di The Flying Pinter circus [photo], con Simone Faucci, Dario Focardi e Paolo Giommarelli, coproduzione tra La Compagnia del TeatroLux e i Teatri della Resistenza di Pisa.

Una sedia a rotelle vuota portata sulla scena ci rievoca Harold Pinter, ormai malato e alla fine della sua vita, durante la consegna, nel 2005, del premio Nobel per la letteratura. Ma, nonostante tutto, il drammaturgo è ancora forte per sostenere e trasmettere il suo disagio del secolo. Ed è proprio questo disagio che i “tre specialisti alla Tarantino” con magistrale scioltezza ci ripropongono sul palcoscenico, tra sketch cabarettistici e momenti di pura ironia. Un’ironia che si scioglie sul palco durante i dialoghi tra due personaggi che continuano a contraddire quello che avevano detto su se stessi, e che il pubblico, abituato per convenzione, prende per buono. Ma è anche un’ironia che in modo brusco, violento cede il posto ad una drammaticità ancora reale, contemporanea. Lo scrittore cede il posto al cittadino chiedendosi cosa sia vero, cosa sia falso in questo mondo. Nel momento in cui si sente la necessità di vomitare con rabbia la persistenza di guerre, di bombe, all’uranio impoverito. O più semplicemente di morti. L’unica certezza che si ha è che i politici non mirano alla verità, ma al potere. E per consegnare questo è essenziale che la gente rimanga nell’ignoranza.

“I crimini Usa sono sistematici, continui, brutali. Bisogna riconoscere che l’America è riuscita a manipolare freddamente il potere nel mondo mascherandosi da forza del bene universale”. Questo e altri spezzoni del famoso discorso di Stoccolma, verranno spesso proiettati durante la pièce come collante di quel “circo” di un teatro politico che offre al pubblico la riflessione sull’influenza che il sistema politico ha sull’individuo: avere una coscienza propria o voler essere manipolati? Tra i testi citati “Arte, verità e politica – intervento premio Nobel”, “Guai in fabbrica”, “Girls”, “Questo è il tuo problema”, “Precisi” e la poesia “Il morto”.

Maria Francesca Stancapiano